La perdita di cui non ci si avvede non è una perdita.- Publilio Siro
La perdita di cui non ci si avvede non è una perdita.
Nessun uomo è felice se non pensa a se stesso come tale.
La fortuna rende stolto colui che troppo aiuta.
La sofferenza della mente è peggiore di quella del corpo.
Chi sa ben servire può aspirare a impossessarsi di parte del potere.
Gli stolti temono la fortuna, i saggi la sopportano.
Dormiamo in camere separate, ognuno cena per i fatti suoi, facciamo vacanze ognuno per conto suo: insomma facciamo di tutto per tenere unito il matrimonio.
Uno può sempre essere gentile verso le persone delle quali non gliene importa nulla.
L'uomo che non s'interessa a se stesso non è capace d'interessarsi a nulla, perché nulla può interessar l'uomo se non in relazione a se stesso, più o men vicina e palese, e di qualunque sorte ella sia.
Non si tratta più di spiegare e risolvere, ma di provare e descrivere: tutto comincia dall'indifferenza perspicace.
Da una finestra sopra di loro arrivò un colpo di arma da fuoco, ma avevano solo sparato a un suonatore di basso che aveva sbagliato motivo per tre volte di seguito, e di suonatori di basso ce ne sono a bizzeffe, a Han Dold City.
L'indifferenza attiva a ciò che è importante è un dovere.
È sempre un errore contemplare il bene ed ignorare il male, perché rende le persone negligenti e le porta a compiere disastri. Esiste un pericoloso ottimismo dell'ignoranza e dell'indifferenza.
Chi non riesce più a provare stupore e meraviglia è già come morto e i suoi occhi sono incapaci di vedere.
Coloro che, dediti ai piaceri, vivono per così dire alla giornata, esauriscono ogni giorno le motivazioni della vita.
Si è morti, si dorme il grande sonno e ci se ne fotte di certe miserie.