Siamo impotenti di fronte alla forza della natura.- Reinhold Messner
Siamo impotenti di fronte alla forza della natura.
Non basta prevedere tutto ciò che può accadere.
Andare in montagna è un'attività fine a se stessa. Non c'è nessun altro motivo, nessuna ragione specifica perché qualcuno debba scalare una montagna, se non la passione individuale, l'orgoglio, l'entusiasmo per la natura.
La motivazione cresce con l'entusiasmo. Se vivo con entusiasmo quello che sto facendo, se corrisponde alla mia natura, allora sono forte.
Quando guardo le montagne ho i sentimenti delle montagne dentro di me: li sento, come Beethoven che sentiva i suoni nella testa quando era sordo e compose la Nona sinfonia. Le rocce, le pareti e le scalate sono un'opera d'arte.
Di cosa ho paura? Della vita borghese dalla quale sono sempre scappato fin da piccolo quando abitavo in Val Funes e non c'era neanche un campo da calcio per giocare. Guardavo le montagne e pensavo che arrampicandomi sarei andato via dal campanilismo e dalla ristrettezza mentale della valle.
Il fatto, la forza, la realtà attuano in noi l'immagine del diritto.
La forza nasce dal dolore.
Forte sarebbe colui che potesse dopo un fatto grande distruggere d'un colpo ogni vestigia del passato.
I forti sono coloro che sono ubriachi senza aver bevuto.
Non ci vuole molta forza per fare le cose, ma viene richiesta molta forza per decidere cosa fare.
Il cuore dell'uomo è come il vestito del povero; è dove è stato rammendato più volte che è più forte.
La povertà genera forza.
Che cos'è la felicità? La sensazione che la potenza cresce, che si sta superando una resistenza.
Il debole debilita il forte. Il forte lo mangia!
L'individuo in massa acquista, per il solo fatto del numero, un sentimento di potenza invincibile. Ciò gli permette di cedere a istinti che, se fosse rimasto solo, avrebbe necessariamente tenuto a freno.