È un suicidio vivere all'estero. Ma come sarebbe essere a casa? Un persistente disfacimento.- Samuel Beckett
È un suicidio vivere all'estero. Ma come sarebbe essere a casa? Un persistente disfacimento.
Conosco quelle piccole frasi che hanno l'aria di niente e che, una volta consentite, vi possono appestare tutta una lingua.
Si nasce tutti pazzi. Alcuni lo restano.
Niente è più reale del niente.
In me ci son sempre stati due pagliacci, oltre agli altri, quello che chiede soltanto di starsene dov'è e quello che s'immagina che più lontano si stia un po' meno peggio.
A forza di chiamare questa cosa la mia vita finirò per crederci. È il principio della pubblicità.
Le tarme che scelgono il suicidio vanno a posizionarsi nella manica, sotto l'ascella.
Perché rinunciare? Perché arrendersi? Esiste al mondo una croce su cui valga la pena suicidarsi?
A volte ci vuole più coraggio a non suicidarsi che a suicidarsi.
Nessuno ha mai scritto, dipinto, scolpito, modellato, costruito o inventato se non, di fatto, per uscire dall'inferno.
Io sono Cattolico e non posso commettere suicidio, ma intendo bere me stesso a morte.
Il suicidio è un modo per dire a Dio: "Non puoi licenziarmi, sono io che me ne vado".
Molte morti sono suicidi truccati.
William James pare dicesse ai candidati al suicidio: "Aspettate il giornale di domani".
Se non avessi il senso dell'umorismo mi sarei suicidato molto tempo fa.
Lo sapete quale sarebbe il tasso dei suicidi se non avessimo la televisione? Sapete quanta felicità ho portato a gente che non poteva uscire di casa ma poteva vedere "Love Boat"?