Disertore può chiamarsi il suicida.- Carlo Dossi
Disertore può chiamarsi il suicida.
Non si diventa grandi uomini, se non si ha il coraggio d'ignorare un'infinità di cose inutili.
Ha bimbi? No, salvo il marito.
Se oggidì si scrivesse secondo la stretta etimologia oppure si leggesse, nessuno capirebbe più nulla; tanto le parole si dipartirono dal loro primo razionale significato.
Un libro indegno di essere letto una seconda volta è indegno pure di essere letto una prima.
Perché in generale si sfugge la solitudine? Perché pochi si trovano in buona compagnia seco.
Una volta sposati, non rimane niente, neppure il suicidio, ma soltanto l'essere buono.
Si è liberi veramente quando ci si può suicidare senza arrecare danno o dolore o rimpianto a nessuno: la libertà è la forma intermedia della solitudine, il suicidio la forma estrema dell'unica compagnia che ti è rimasta.
- Dottoressa Melfi: È stato un tentativo di suicidio? O forse si è trattato di un gesto simbolico? Un piccolo taglio, si usa dire in ambiente medico.- Tony Soprano: E il grosso taglio qual è? Segarsi la carotide?- Dottoressa Melfi: È un grido d'aiuto comunque.
Rimbaud fu un suicida vivente. Tanto più insopportabile per noi.
Ricorda, al mondo c'è solo omicidio. Non esiste suicidio.
Bisogna essere prudenti quando ci si ammazza, se no si fanno delle figure!
Non ci si toglie la vita per vendicarsi di qualcuno; no, ci si toglie la vita perché non c'è più la forza di vivere...
Ricordate, la democrazia non dura a lungo. Ben presto si esaurisce, diventa un rifiuto e uccide se stessa. Non esiste democrazia che non commette suicidio.
Il solo delitto imperdonabile consiste nell'interrompere l'esperimento della propria vita prima del suo termine naturale.