Fu vera gloria? Ai posteri l'ardua sentenza.- Alessandro Manzoni
Fu vera gloria? Ai posteri l'ardua sentenza.
Ora sapete come è l'aspettativa: immaginosa, credula, sicura; alla prova poi, difficile, schizzinosa: non trova mai tanto che le basti, perché, in sostanza, non sapeva quello che si volesse.
I veri grandi spiriti davanti a Dio sono gli umili, Egli si manifesta più spesso e meglio attraverso la loro ingenua fede anzicchè attraverso la dottrina e gli orgogli degli uomini potenti ed elevati.
Il buon senso c'era; ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune.
La maldicenza rende peggiore chi parla e chi ascolta, e per lo più anche chi n'è l'oggetto.
Ben di rado avviene che le parole affermative e sicure d'una persona autorevole, in qualsivoglia genere, non tingano del loro colore la mente di chi le ascolta.
La gloria è un convento.
Nel teatro la parola è doppiamente glorificata: è scritta, come nelle pagine di Omero, ma è anche pronunciata, come avviene fra due persone al lavoro: non c'è niente di più bello.
Noi siamo nati per testimoniare la gloria di Dio dentro di noi.
Rendere gloriosa la sconfitta è lo stesso che trionfare.
La gloria e la grandezza, chimere.
Fate che le glorie del passato siano superate dalle glorie dell'avvenire.
Sicuramente un Re che ama il piacere è meno pericoloso di uno che ama la gloria.
Una cosa a tutto preferiscono i grandi: la gloria eterna rispetto alle cose caduche; i più invece pensano solo a saziarsi come bestie.
La gloria è una forma d'incomprensione, forse la peggiore.
La gloria non è più che un genere coloniale.