Fu vera gloria? Ai posteri l'ardua sentenza.- Alessandro Manzoni
Fu vera gloria? Ai posteri l'ardua sentenza.
La disgrazia è una visita del Signore; è un dono, una ricchezza, quasi un privilegio.
Ora sapete come è l'aspettativa: immaginosa, credula, sicura; alla prova poi, difficile, schizzinosa: non trova mai tanto che le basti, perché, in sostanza, non sapeva quello che si volesse.
Il vero male non è quello che si soffre, ma quello che si fa.
I poveri, ci vuol poco a farli comparir birboni.
La collera aspira a punire: e, come osservò acutamente, a questo stesso proposito, un uomo d'ingegno, le piace più d'attribuire i mali a una perversità umana, contro cui possa far le sue vendette, che di riconoscerli da una causa, con la quale non ci sia altro da fare che rassegnarsi.
La differenza fra gloria reale e fittizia sta nel sopravvivere nella storia o in una storia.
Tosto diventa infamia la gloria dei superbi.
La gloria si dà soltanto a coloro che l'hanno sempre sognata.
Noi tutti siamo motivati da un acuto desiderio di apprezzamento, e migliore è un uomo, più è ispirato alla gloria.
Nel teatro la parola è doppiamente glorificata: è scritta, come nelle pagine di Omero, ma è anche pronunciata, come avviene fra due persone al lavoro: non c'è niente di più bello.
Il valore della nazionale non si confronta con il denaro, si confronta con la gloria.
La gloria è come un cerchio nell'acqua, che non cessa mai di allargarsi, finchè, a furia di spandersi, si sperde nel nulla.
Morire per un'idea; è indiscutibilmente nobile. Ma quanto più nobile sarebbe se gli uomini morissero per idee che fossero vere!
La vita corre e la vostra comprensione è tarda: perciò io non assaporo la mia gloria e perdo il mio premio.
Quale rivale dovete combattere? Un marito! Non vi sentite umiliato di fronte a questa sola parola? Che vergogna se fallite! e quanta poca gloria nel successo!