Epitaffio del suicida: veni vidi fugi.- Alessandro Morandotti
Epitaffio del suicida: veni vidi fugi.
La solidità del matrimonio poggia sull'elasticità delle parti.
Ci sono caratteri che per star bene devono far star male gli altri.
Chi non crede nelle coincidenze le perde.
Esistono solo tre fonti di delusioni: passato, presente e futuro.
Ottimista è chi ritiene che le cose non possano andare peggio di come vanno.
Ogni suicidio è la soluzione di un problema.
Non ci si toglie la vita per vendicarsi di qualcuno; no, ci si toglie la vita perché non c'è più la forza di vivere...
Avevo tutto. Soldi, fama, auto, donne. Eppure mi sentivo infelice. Forse perché i valori a cui mi aggrappavo erano falsi. Mi tornavano in mente le biografia di Marilyn e James Dean, di tante star che al culmine della celebrità avevano trovato la morte, magari suicidandosi.
Il suicidio è un modo per dire a Dio: "Non puoi licenziarmi, sono io che me ne vado".
Erano mosse apparentemente suicide. Ma erano il movimento di una zampa, o la flessione della schiena, o l'angolo di uno sguardo: intorno c'era l'animale, ed aveva un piano, ed era l'animale, l'unico, che sarebbe sopravvissuto.
I suicidi sono omicidi timidi. Masochismo invece che sadismo.
Stima la vita al suo giusto valore chi l'abbandona per un sogno.
Si chiama suicidio ogni caso di morte che risulti direttamente o indirettamente da un atto positivo o negativo compiuto dalla stessa vittima pienamente consapevole di produrre questo risultato. Il tentativo di suicidio è l'atto così definito ma arrestato prima che ne risulti la morte.
Non c'è in natura una passione più diabolicamente impaziente di quella di colui che, tremando sull'orlo di un precipizio, medita di gettarvisi.
Il suicidio varia in ragione inversa al grado di integrazione dei gruppi sociali di cui fa parte l'individuo.