Le lettere d'amore si nutrono di lontananza.- Carlo Gragnani
Le lettere d'amore si nutrono di lontananza.
Mi scrive l'amica di Londra: "A giudicare da certi cimiteri ci sarebbe da pensare che noi trattiamo i nostri cari meglio da morti che da vivi.
Aveva paura di avere, in punto di morte, una paura da morire.
Il più grande sforzo della teologia è stato sempre quello di scagionare Dio.
Quando un libro è uscito è tempo, per l'autore, di rimorsi.
Sperare soltanto nelle certezze; è più sicuro.
Non so che darei per averti qui tra le mie braccia... Fuori il sole abbaglia; si sente il rumore del mare; in un vaso i gigli mandano un profumo acutissimo spirando; le cortine dei balconi ondeggiano come vele in un naviglio. Io ti chiamo, ti chiamo, ti chiamo.
I veri amici sono quelli che si scambiano reciprocamente fiducia, sogni e pensieri, virtù, gioie e dolori; sempre liberi di separarsi, senza separarsi mai.
Vicino è meglio che lontano ma non è ancora esserci.
Tutto ciò che si allontana da noi si rimpicciolisce.
Ogni separazione ci fa pregustare la morte, - e ogni rivederci ci fa pregustare la resurrezione. - Perciò le stesse persone, che erano state indifferenti l'una all'altra, si rallegrano tanto, quando, dopo venti o trent'anni, si incontrano di nuovo.
Le cose lontane che non si possono neppure sognare si dimenticano.
Molte trovate spiritose sono come l'inaspettato rivedersi di due pensieri amici dopo una lunga separazione.
Un amico lontano è a volte più vicino di qualcuno a portata di mano. È vero o no che la montagna ispira più riverenza e appare più chiara al viandante della valle che non all'abitante delle sue pendici?
Ho visto Lila per l'ultima volta cinque anni fa, nell'inverno del 2005. Stavamo passeggiando di buon mattino lungo lo stradone e, come ormai da anni, non riuscivamo a sentirci a nostro agio.
L'amore andrà tanto lontano dall'anima quanto dagli occhi.