Le lettere d'amore si nutrono di lontananza.- Carlo Gragnani
Le lettere d'amore si nutrono di lontananza.
Aveva paura di avere, in punto di morte, una paura da morire.
Malessere o non essere? Questo è il problema.
Mi scrive l'amica di Londra: "A giudicare da certi cimiteri ci sarebbe da pensare che noi trattiamo i nostri cari meglio da morti che da vivi.
Il nevrotico crede di poter star bene una volta guarito. In ciò consiste la sua nevrosi.
In ogni amicizia c'è un segreto comune ignorato.
L'amicizia non cancella le distanze tra gli esseri umani, ma le rende vivibili.
La lontananza fa all'amore quello che il vento fa al fuoco: spegne il piccolo, scatena il grande.
Stare un minuto, un solo minuto, lontano da te, mi costa molto e starci una giornata intera ha per me un prezzo altissimo.
Ciò che porta alla soluzione di un problema psicologico non è la ricerca delle cause né l'interpretazione delle conseguenze, ma l'interruzione del legame che unisce le cause e le conseguenze in un circolo vizioso che rende sempre attuale il passato, nel presente e nel futuro.
Io so soltanto che preferirei parlare con te, ma siccome sono costretto a scrivere perché sei distante un milione di chilometri... allora devo scrivere qualunque cosa, qualunque cosa o tutto, così come viene.
Tutti quelli di cui sentiamo la mancanza ci hanno lasciato appena alcune foto, che sono come pezzi di vita congelata nel momento del clic.
L'assenza dell'oggetto amato fece sì che l'amore si estinguesse, un po' alla volta.
La solitudine non la si trova, la si crea.
Non so che darei per averti qui tra le mie braccia... Fuori il sole abbaglia; si sente il rumore del mare; in un vaso i gigli mandano un profumo acutissimo spirando; le cortine dei balconi ondeggiano come vele in un naviglio. Io ti chiamo, ti chiamo, ti chiamo."
Se si allontanano i corpi, si dividono le menti e i sentimenti diventano di cartone.