Guai a chi invidia il passato.- Carlo Michelstaedter
Guai a chi invidia il passato.
Vana cosa è la filosofia se esce dalla vita è l'ultima illusione, e l'ultimo gioco del vecchio rimbambito è l'ultimo ottimismo che arresta la vita nel suo glorioso svolgimento verso l'universale.
Lo schizzo mette l'anima dell'artista molto più a nudo che l'opera d'arte.
Cura tanto i bisogni e le comodità materiali, quanto ti basti per non essere disturbato dal mondo esterno!
Il filosofo non riposa, non vive quoquo modo secondo i dettami del rito questa vita, nella speranza d'un'altra eterna in Dio, ma vuole la sua propria vita libera, la vita della conoscenza.
Non si tratta di conservare il passato, ma di realizzare le sue speranze.
La differenza fra Dio e gli storici consiste nel fatto che Dio non può cambiare il passato.
Chi trascura di imparare in giovinezza perde il passato ed è morto per il futuro.
Il presente è un punto appena passato.
Non si dovrebbe mai guardare i vecchi ritratti. Anzi, non si dovrebbe mai farsi fare un ritratto. Gli anni passano, e un bel giorno si hanno così dei testimoni dolorosi della propria giovinezza, del tempo passato.
Il passato è stato messo in una teca, sigillato, perché non nuoccia. Lo si può venerare, ma lo si teme. E comunque non deve essere imitato. Gli antichi, invece, in ogni momento hanno sempre guardato indietro. Da lì traevano ispirazione. Cancellavano per ricreare.
Il passato è l'elemento più fragile: sbiadisce sempre. E il più stabile: non cambia mai.
Non si può ripetere il passato.
La nostra felicità non dipende soltanto dalle gioie attuali ma anche dalle nostre speranze e dai nostri ricordi. Il presente si arricchisce del passato e del futuro.
Il passato è un paese straniero; fanno le cose in modo diverso lì.