Signore, dona pane agli affamati, e fame a coloro che hanno pane.- Catherine Doherty
Signore, dona pane agli affamati, e fame a coloro che hanno pane.
È un errore confondere preghiera e solitudine, dire che la solitudine mi è necessaria per pregare.
Il Signore chiama ad una montagna molto particolare. Una montagna che cresce secondo le sue parole.
La fame umana ha una voce meravigliosamente dolce e pura. Non v'è nulla di umano nella voce della fame.
Temi il galantuomo quando è affamato, e la persona gretta quando ha lo stomaco pieno.
Non si possono nutrire gli affamati con delle statistiche.
Ecco ciò che Gesù esige da noi, non ha bisogno affatto delle nostre opere, ma soltanto del nostro amore, perché questo Dio stesso che dichiara di non aver bisogno di dirci se ha fame, non ha esitato a mendicare un po' d'acqua dalla Samaritana.
Bisogna riconoscere che non ci può essere speranza di appagamento permanente dei sensi. Nel migliore dei casi, la felicità che si deriva da un buon pasto può durare soltanto finché non si è affamati di nuovo.
Io ho provato cosa vuol dire essere affamato, ma sono sempre andato dritto in un ristorante.
La croce della povertà, la croce della fame, la croce di ogni altra sofferenza possono essere trasformate, perché la Croce di Cristo è divenuta una luce nel nostro mondo. Essa è una luce di speranza e di salvezza. Essa dà significato a tutte le sofferenze umane.
Chi fa un paradiso del suo pane, della sua fame fa un inferno.
Per chi ignora l'appetito il primo morso della fame è al contempo una sofferenza e un'illuminazione.
Il pane col sale placherà bene lo stomaco ululante per la fame.