L'esperienza del pericolo rende vigliacchi ogni giorno di più.— Cesare Pavese
L'esperienza del pericolo rende vigliacchi ogni giorno di più.
Non è vero che la morte ci giunge come un'esperienza in cui siamo tutti novellini, come dice Montaigne. Tutti prima di nascere eravamo morti.
In genere è per mestiere disposto a sacrificarsi chi non sa altrimenti dare un senso alla sua vita.
Per guarire da ogni nostalgia amorosa non c'è che sperimentare d'essere amato o voluto o bramato o quello che vuoi, da una persona che ci dia ai nervi.
Le cose si ottengono quando non si desiderano più.
Non si desidera di godere. Si desidera sperimentare la vanità di un piacere, per non esserne più ossessionati.
Il pericolo non viene da quello che non conosciamo, ma da quello che crediamo sia vero e invece non lo è.
Con gravissimo pericolo si custodisce ciò che piace a molti.
Correre incontro al pericolo è una forma della vigliaccheria.
Chi si espone al pericolo vi vuol trovare la sua perdita.
Fare naufragio, finire sotto una vettura sono casi rari, anche se gravi: mentre dall'uomo viene all'uomo un pericolo costante.
Rifiutarsi di riconoscere un pericolo quando ci pende sulla testa è da stupidi, non da coraggiosi.
Nessuno è più pericoloso di chi crede che i propri pensieri siano i pensieri di Dio.
Ma l'unico pericolo che sento veramente è quello di non riuscire più a sentire niente.
Quando ci sembra che si avvicini un pericolo di morte, consideriamo quanto ci sono vicini altri pericoli di cui non abbiamo paura.
Dei pericoli che tu possa avere alle spalle non ti curar tanto, che tu non abbia più modo di attendere alle cose che ti stanno dinanzi.