Si piange soli, chi piange.- Cesare Pavese
Si piange soli, chi piange.
Conta quello che si fa, non che si dice.
Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.
Siccome Dio poteva creare una libertà che non consentisse il male ne viene che il male l'ha voluto lui. Ma il male lo offende. È quindi un banale caso di masochismo.
Se è vero che ci si abitua al dolore, come mai con l'andare degli anni si soffre sempre di più?
Aspettare è ancora un'occupazione. È non aspettare niente che è terribile.
Pare che in Italia, solo nell'ultimo secolo, ci siano state ben quattrocento Madonne piangenti e non una, dico una, che sorride.
Senz'acqua non fiorisce la terra; né l'anima senza lagrime.
Le lacrime del mondo sono immutabili. Non appena qualcuno si mette a piangere, un altro, chi sa dove, smette.
Una furtiva lacrima Negli occhi suoi spuntò.
Ogni singola frazione di tempo è programmata per condurci tutti quanti al collasso nervoso finale. Il mondo sta per divenire una Valle di Lacrime dell'industria culturale.
Trova qualcuno che ti rovini il rossetto, non il mascara.
Le lacrime che non escono si depositano sul cuore, con il tempo lo incrostano e lo paralizzano come il calcare incrosta e paralizza gli ingranaggi della lavatrice.
Una lacrima dice più d'ogni parola.
Le lacrime del vero attore discendono dal cervello, quelle dell'uomo sensibile salgono dal cuore.
Le lacrime sostituiscono talvolta un grido.