L'ignorante non si conosce mica dal lavoro che fa ma da come lo fa.- Cesare Pavese
L'ignorante non si conosce mica dal lavoro che fa ma da come lo fa.
Vendicarsi di un torto ricevuto è togliersi il conforto di gridare all'ingiustizia.
Non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi.
Quando ci lasciavamo non ci pareva di separarci, ma di andare ad attenderci altrove.
Il dolore non è affatto un privilegio, un segno di nobiltà, un ricordo di Dio. Il dolore è una cosa bestiale e feroce, banale e gratuita, naturale come l'aria.
Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma.
La nostra ignoranza si estende a mondi sempre più lontani.
Non è la più vituperevole ignoranza quella che consiste nel credere di sapere ciò che non si sa?
L'ignoranza è un po' come l'alcool: più se ne ha, meno si percepisce l'effetto.
L'incertezza della conoscenza non era diversa dalla sicurezza dell'ignoranza.
Gli insulti degli ignoranti bisogna ascoltarli senza scomporsi, e se uno aspira alla virtù deve disprezzare il disprezzo stesso.
Il regno della mia mente è infangato dall'ignoranza. Con le piogge incessanti della scrupolosa autodisciplina, possa io rimuovere dalle città della mia negligenza spirituale gli annosi detriti dell'illusione.
La logica è solo un modo per essere ignorante in modo abissale.
È solo l'ignoranza a creare mostri o spauracchi: i nostri reali conoscenti sono tutti persone molto comuni.
Se l'ignoranza e la passione sono i nemici della moralità nel popolo, bisogna anche confessare che l'indifferenza morale è la malattia delle classi colte.
Non ci rendiamo conto che la vera povertà è rappresentata dall'ignoranza, in quanto a stabilire le differenze sociali non sono i soldi, ma la cultura che si ha e quella che non si ha.