Il nostro viaggiare su e giù indica, oltre che curiosità, anche un bisogno, ma di che? Che cosa ci manca?- Christa Wolf
Il nostro viaggiare su e giù indica, oltre che curiosità, anche un bisogno, ma di che? Che cosa ci manca?
La ragione è di chi ha successo.
Di ciò di cui non si può parlare, bisogna a poco a poco cessare di tacere.
L'insensibilità non è mai un progresso, difficilmente è un aiuto.
Sollievo micidiale: credere a quel che si dice e venir straziati da quel che si crede.
Sete. Devo svegliarmi. Devo aprire gli occhi. La ciotola accanto al giaciglio. L'acqua fresca non estingue solo la sete, placa anche il frastuono nella testa, è una cosa che conosco.
Viaggiare è una scuola di umiltà, fa toccare con mano i limiti della propria comprensione, la precarietà degli schemi e degli strumenti con cui una persona o una cultura presumono di capire o giudicano un'altra.
Viaggiare non è altro che una seccatura: di problemi ce ne sono sempre più che a sufficienza dove sei.
Viaggiare è il paradiso degli sciocchi.
La gente viaggia per le stesse ragioni per cui colleziona opere d'arte: perché così fa la buona società. Essere stati in certi punti della superficie terrestre è socialmente appropriato; dà un senso di superiorità su coloro che non ci sono mai stati.
Viaggiare è il modo più piacevole, più impraticabile è più costoso di istruirsi.
Viaggiare non è veramente piacevole, si va incontro all'ignoto e l'ignoto è qualche volta sgradevole e sempre traumatico; però fa bene.
Si viaggia non per arrivare ma per viaggiare e fra gli indugi brilla il puro presente.
Non si viaggia per viaggiare, ma per aver viaggiato.
Il viaggio perfetto è circolare. La gioia della partenza, la gioia del ritorno.
Uno dei piaceri del viaggio è immergersi dove gli altri sono destinati a risiedere, e uscirne intatti, riempiti dell'allegria maligna di abbandonarli alla loro sorte.