La miseria avvilisce, la clausura deprava.- Denis Diderot
La miseria avvilisce, la clausura deprava.
Se la mia ragione viene dall'alto, è la voce del cielo che mi parla attraverso di essa; bisogna che l'ascolti.
Diffidate di chi viene a mettere ordine.
Colosso dai piedi di creta.
Con la virtù si fanno solo opere fredde. Sono la passione e il vizio ad animarle.
Le donne troppo virtuose hanno in sé qualcosa che non è mai casto.
Gli organi tutti per atteggiarsi al lavoro consumano una grande quantità di forza, e se il lavoro non si compie, esso va miseramente perduto.
Chi muore nella miseria muore sempre troppo tardi.
Credimi: anche la più grande saggezza talvolta ha reso miseri gli uomini.
A voi che vi siete arricchiti con la mia pelle, mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria od anche di più, chiedo solo che per compenso dei guadagni che vi ho dati pensiate ai miei funerali. Vi saluto spezzando la penna.
La scuola dava peso a chi non ne aveva, faceva uguaglianza. Non aboliva la miseria, però tra le sue mura permetteva il pari. Il dispari cominciava fuori.
Nella preghiera io trascino Dio nella miseria umana, lo faccio partecipe delle mie sofferenze e dei miei bisogni. Dio non è sordo ai miei lamenti mi esaudisce e ha compassione di me. Dio ama l'uomo, ossia soffre delle sventure dell'uomo.
Niente mi disgusta quanto le persone che provano un sentimento di fratellanza perché hanno scoperto, l'una nell'altra, la medesima bassezza. È una fratellanza viscida, alla quale non ambisco.
Morire di fame è assai meno doloroso che morire di non libertà.
La prova finale per un gentiluomo è il suo rispetto per coloro che non possono essere di alcuna possibile utilità per lui.
La vita è piena di miseria, solitudine, e sofferenza - e tutto ha fine troppo presto.