Io non sono fatalista. E se anche lo fossi, che cosa potrei farci?- Emo Philips
Io non sono fatalista. E se anche lo fossi, che cosa potrei farci?
Non che i miei genitori non fossero protettivi. A loro modo lo erano: quando attraversavo la strada loro piazzavano scommesse.
La gente mi si avvicina e mi dice: "Emo, davvero la gente ti si avvicina?".
Un computer una volta mi ha battuto a scacchi, ma non c'è stata partita con il kickboxing.
I miei compagni di classe avrebbero fatto l'amore con qualunque cosa respirasse, ma io non vedevo la ragione perché dovessi darmi dei limiti.
Non indossate pellicce. Lo sapete che ogni pelliccia equivale a quattordici alberi abbattuti solo per i cartelli di protesta?
La speranza, al contrario di quello che si crede, equivale alla rassegnazione. E vivere non è rassegnarsi.
Ogni battaglia contro pregiudizi universalmente condivisi è una battaglia persa.
La cosa peggiore non è cadere, bensì non rialzarsi e giacere nella polvere.
Quello che ciascun uomo può compiere è il movimento della infinita rassegnazione; e, per conto mio, non esiterò ad accusare di viltà chiunque si immagini di esserne capace.
Non c'è rimedio a niente nella vita.
Quando la morte verrà accettiamola indifferenti e lasciamoci condurre dentro il mistero.
Nessun popolo crede nel suo governo. Tutt'al più, la gente è rassegnata.
Il dolore e il silenzio sono forti e la paziente sopportazione è divina.
Questa ripetizione ossessiva di sé stessi, al di là del dato anagrafico, è il vero segno dell'"invecchiamento" italiano: vecchio è chi dispera di cambiare e di cambiarsi, ed è ormai rassegnato a essere fino alla fine ciò che è sempre stato.
Chi getta la spugna non vince mai, e un vincente non getta mai la spugna.