L'uomo si adatta a tutto, anche ai propri simili.- Fausto Gianfranceschi
L'uomo si adatta a tutto, anche ai propri simili.
La tristezza come inclinazione è un vizio. La tristezza bisogna meritarla.
Forse una sola legge basterebbe: è permesso tutto fuorché ciò che ferisce la bellezza.
Le cose sarebbero chiarissime se gli intellettuali non le spiegassero.
Ormai non ci si stupisce che divorzino, ci si stupisce che si sposino.
Gli intellettuali sono divisi su tutto, ma uniti dalla cretineria.
Adattarsi è sacrificare un bene remoto a un bisogno immediato.
La cosa più importante, riguardo all'universo, è che esso si espande sempre più e, un giorno o l'altro, si sfascerà e scomparirà. Ecco perché se la ragazza dell'ufficio di fianco ha qualche numero ma non tutte le qualità che tu vorresti, beh, conviene che t'adatti.
Quando un uomo trascorre la propria vita sul mare poi non riesce più ad adattarsi alla vita sulla terra.
Adattati alla sorte che ti è toccata, e ama gli uomini tra cui ti è toccato vivere, ma amali veramente.
Quando si va in cucina, bisogna pur cucinare con gli ingredienti che si trovano.
È un errore doloroso e crasso la distinzione che i rivoluzionari stabiliscono tra borghesi e popolo, o nobili e popolo, o governanti e governati. La distinzione è tra adattati e disadattati: il resto è letteratura e cattiva letteratura.
Chi non si adatta al mondo è sempre vicino a trovare se stesso. Chi si adatta al mondo non si trova mai, ma può diventare consigliere nazionale.
Un essere che s'adatta a tutto: ecco, forse, la miglior definizione che si possa dare dell'uomo.
Un sarto che deve tagliare un abito per un gobbo, deve fare la gobba anche all'abito.