Gli epigrammisti in poesia sono come i fioristi in pittura.- Francesco Algarotti
Gli epigrammisti in poesia sono come i fioristi in pittura.
È stato detto, che il più pazzo popolo del mondo sarebbe un popolo di savi, come il più cattivo esercito sarebbe un esercito di capitani.
Le donne settentrionali sono come le loro aurore boreali: risplendono, e non riscaldano.
I filosofi non sono meno fastidiosi, e niente meno da temere dei gelosi; con quel loro volere guardare le cose tanto per sottile, gli uni cercano di distruggere la virtù, e gli altri la bellezza.
Avviene assai volte, che moltiplicando i mezzi per arrivare ad un medesimo fine ci si arrivi più difficilmente.
Lo stile più semplice, e che conviene più comunemente usare, è di tutti il più difficile; come tra tutte le biade la più delicata è quella, che richiede dall'uomo il più di fatica e di studio.
Come per la scrittura, anche la pittura fa una selezione. Lo scrittore la fa nella memoria e nel vocabolario, il pittore la fa nella memoria dell'arte e nella natura stessa, scegliendo secondo la propria sensibilità.
Per me la pittura è un'azione drammatica durante la quale la realtà si trova disintegrata.
Non puoi inventare da solo la pittura.
La qualità di un quadro dipende dalla metafora utilizzata per descrivere questa realtà inafferrabile.
Chi vede correttamente la figura umana? Il fotografo, lo specchio, o il pittore?
Il pittore costruisce, il fotografo rivela.
In Italia i pittori sono personaggi al di sopra della mischia, unti dal Signore come i cardinali e i carabinieri, cui ogni dono è dovuto.
Se dipingete, chiudete gli occhi e cantate.
La più grande ragione del dipingere è che non c'è ragione di dipingere.
Io non dipingo cose, ma soltanto i rapporti che le collegano.