Gli epigrammisti in poesia sono come i fioristi in pittura.- Francesco Algarotti
Gli epigrammisti in poesia sono come i fioristi in pittura.
Ad ogni poeta mediocre vengono talvolta fatti alcuni buoni versi.
Il solo frutto che gli uomini cavano dalla ignoranza è che possono essere superbi.
La gelosia ha da entrar nell'amore, come nelle vivande la noce moscata. Ci ha da essere, ma non si ha da sentire.
Il mondo è una scena che i filosofi ne fanno vedere di giorno, e si suol vederla illuminata di notte.
Il pittore non deve dipingere quello che vede, ma quello che si vedrà.
Voglio dipingere la verginità del mondo!
Si fermò sulla pittura, prese ad occuparsene e ripose in essa quella insoddisfatta riserva di desideri che reclamava d'essere appagata.
Il pittore di ritratti è come lo scrivano, obbligato a copiare l'altrui scritto, senza poterlo correggere quando è sbagliato.
Quando avete perduto la virtù di tentare, avrete perduto anche la virtù di fare. Bisogna ritrovarsi ogni volta dinanzi alla tela bianca con l'anima nuova come la tela.
Se dovessi scegliere a chi fare dipingere un mio ritratto sceglierei Botero: così non dovrei preoccuparmi delle mie cosce.
La pittura è una professione da cieco: uno non dipinge ciò che vede, ma ciò che sente, ciò che dice a se stesso riguardo a ciò che ha visto.
Così il pennello sta alle mie dita come l'archetto al violino, e assolutamente per mio piacere.
In natura, la luce crea il colore. Nella pittura, il colore crea la luce.
La tesi da sviluppare è, qualsiasi sia il nostro temperamento o capacità di fronte alla natura, riprodurre ciò che vediamo, dimenticando tutto quello che c'è stato prima di noi. Il che, penso, permette all'artista di esprimere tutta la sua personalità, grande o piccola.