Talvolta si prende come cattiva abitudine l'essere infelici.- George Eliot
Talvolta si prende come cattiva abitudine l'essere infelici.
Beato l'uomo il quale, non avendo nulla da dire, si astiene dal dimostrare con le parole l'evidenza del fatto.
Gli animali sono amici così simpatici: non fanno domande, non muovono critiche.
Ma ciò che chiamiamo disperazione è in realtà la dolorosa impazienza della speranza non alimentata.
Nessun complimento può essere eloquente, eccetto che come espressione d'indifferenza.
Non c'è alcuna vita privata che non sia stata determinata da una grande vita pubblica.
Gli infelici credono facilmente in ciò che desiderano molto.
Non ho fame. Non ho sete. Non ho caldo. Non ho freddo. Non ho sonno. Non mi scappa niente. Come sono infelice.
Ben difficilmente si vede un uomo infelice per non essere riuscito a scorgere ciò che avviene nell'anima altrui; ma colui che non avverte i moti della propria anima, è inevitabile che sia infelice.
Il colmo dell'infelicità è esser felici senza saperlo.
L'uomo coltiva la propria infelicità per avere il gusto di combatterla a piccole dosi.
Non c'è niente di più comico dell'infelicità.
Tutti gli uomini per necessità nascono e vivono infelici.
Ognuno è infelice nella misura in cui crede di esserlo!
Solo recitando la propria infelicità si può superarla.
L'infelicità degli uomini viene da una sola cosa, non sapersene stare in pace in una camera.