Scrivo poesie che si capiscono, devo sembrare un cavernicolo.- Gesualdo Bufalino
Scrivo poesie che si capiscono, devo sembrare un cavernicolo.
Un libro non è soltanto, o non è sempre, un tempio delle idee o un'officina di musica e luce, è anche un luogo oscuro di sfoghi e di rimozioni, dove si combatte un duello senza pietà, con la sola scelta di guarire o morire.
Il peccato: inventato dagli uomini per meritare la pena di vivere, per non essere castigati senza perché.
In ogni bestia folgorata da un fucile in un sottobosco si ritorna a punire l'innocenza di Gesù Cristo.
Se una lezione ho imparato riguardo a questa cosa strana che è la vita, è che conviene viverla come se... Come se fossero reali tutte le larve che ci siamo inventate (amore, amicizia, famiglia, gloria, Dio...), di cui si maschera il niente.
Morire sarà, su per giù, come quando su una vetrina una saracinesca s'abbassa.
Io trovo i miei versi intingendo il calamaio nel cielo.
Il misticismo senza poesia è superstizione, e la poesia senza misticismo è prosa.
I poeti sono i legislatori misconosciuti del mondo.
La poesia non nasce da le regole, se non per leggerissimo accidente; ma le regole derivano da le poesie: e però tanti son geni e specie di vere regole, quanti son geni e specie di veri poeti.
La poesia propone e consegna praticamente la felicità quotidiana.
Il mio libro è poesia, e se non è, lo diverrà.
La poesia è uno specchio che rende bello ciò che è distorto.
Tutto il mondo soffre di avere perduto la religione. E quasi tutta la poesia di oggi non è, in un modo o nell'altro, che il rimpianto di una religione perduta.
La poesia bisogna sentirla, non capirla.
Il poeta è un fingitore. Finge così completamente che arriva a fingere che è dolore il dolore che davvero sente.