Noi tutti siamo rassegnati alla morte: è alla vita che non siamo rassegnati.- Graham Greene
Noi tutti siamo rassegnati alla morte: è alla vita che non siamo rassegnati.
La vita di una persona è plasmata più dai libri che dagli esseri umani.
Preferirei aver del sangue sulle mani piuttosto che dell'acqua come Ponzio Pilato.
Oggi i temi della politica sembrano il più delle volte così... insomma, pettegolezzi da parrocchia.
Il mondo non è nero e bianco. Sembra di più nero e grigio.
Le donne sono più sagge degli uomini: si preoccupano di come trascorrere gli inevitabili intervalli tra un amplesso e l'altro.
La rinuncia: l'eroismo della mediocrità.
Un artista vero oggi non può che rassegnarsi alla più disperata rassegnazione e presentare il conto alla posterità.
Dall'abito della rassegnazione sempre nasce noncuranza, negligenza, indolenza, inattività, e quasi immobilità.
Averle perse tutte, le speranze, gli dette la stessa pace che averle tutte intatte.
Seneca, alla domanda. "Qual è il miglior conforto nell'afflizione e nel dolore?" risponde: "Che l'uomo accolga ogni cosa come se l'avesse richiesta e desiderata".
Ciò che dà alla tragedia il suo particolare slancio verso l'alto è il sorgere della convinzione che il mondo, che la vita non ci possano dare nessuna vera soddisfazione, e che perciò non meritino il nostro attaccamento: in ciò consiste lo spirito tragico, il quale conduce alla rassegnazione.
Accade raramente che le cose vadano come le si desiderano, così a volte le accettiamo così come vengono.
La partita è persa solo quando smettiamo di provare.
Il distacco e la rassegnazione possono essere tutt'al più il fine della consapevolezza, non il mezzo per evitarla.
Solo i principi valgono la pena di una lotta e d'una sconfitta; per tutto il resto si può essere arrendevoli.