Siamo tutti rassegnati alla morte; è alla vita che non arriviamo a rassegnarci.- Graham Greene
Siamo tutti rassegnati alla morte; è alla vita che non arriviamo a rassegnarci.
Dio non cessa di esistere quando gli uomini cessano di credere in lui.
Esiste sempre un momento nell'infanzia quando si aprono le porte e il futuro entra.
Le donne sono più sagge degli uomini: si preoccupano di come trascorrere gli inevitabili intervalli tra un amplesso e l'altro.
Preferisco avere sangue nelle mie mani piuttosto che acqua come Ponzio Pilato.
Non sarebbero uomini, se non fossero tristi. La loro vita deve pur morire. Tutta la loro ricchezza è la morte, che li costringe industriarsi, a ricordare e prevedere.
Chi ben condusse sua vita male sopporterà sua morte.
C'è una fine per tutto e non è detto che sia sempre la morte.
La morte del corpo non è la fine dello spirito, ma solo una tappa del viaggio, come quando nei tempi andati si cambiava diligenza.
Per gli uomini buoni la morte è preferibile a una cattiva fama: l'una, infatti, è la fine della vita, mentre l'altra è una malattia per la vita.
La morte è una caratteristica acquisita.
Il ramo, quando una mano si approssima per staccarne un fiore freme e sembra nel medesimo tempo voler sfuggire a volersi offrire. Il corpo umano ha un simile fremito quando arriva l'istante in cui le dita misteriose della morte vogliono cogliere l'anima.
I morti si nutrono di giudizi, i viventi di amore.
Non vorremo morire. Ogni vita è una successione di idee che non si vorrebbe interrompere.
Vai e prova a confutare la morte: la morte confuterà te, ed è tutto!