Rapinarti del silenzio, non è già un crimine?- Guido Ceronetti
Rapinarti del silenzio, non è già un crimine?
Il corpo è un perfido e un traditore: con lui viaggiamo come con un Thug. Fa sorrisi alla vita ed è un sicario della morte.
Nel non volere che siano posti limiti alle nascite, la Chiesa mostra che non si è estinta tutta la sua vocazione primitiva alla catastrofe.
Le parole degli ottimisti pugnalano nella schiena l'infinità di martirio degli esseri umani sulla terra.
I giornali sono pieni di sacrifici umani: li inscatolano, li rendono accettabili per i lettori; in un certo senso li ritualizzano. La cronaca è un bollettino di esecuzioni.
La cosa peggiore degli alberghi è la mollezza dei letti. Le reti sono flaccide come trippa, la colonna vertebrale ne esce arcuata.
Io non posseggo nulla se non questa tunica e il silenzio che nessuno può comprare.
Il loro silenzio è un'eloquente affermazione.
Se non rimane altro bisogna urlare. Il silenzio è un autentico delitto contro il genere umano.
Ricorda che talvolta il silenzio è la migliore risposta.
Di là dal vetro il silenzio, l'immobilità assoluta, la pace.
Dall'albero del silenzio pende il suo frutto, la pace.
Bisogna concentrare l'attenzione dello spirito, non lasciarsi assorbire dalla vita di superficie, stabilire in ogni giornata una zona di silenzio, affinare la sensibilità dell'anima.
Un assoluto silenzio conduce alla tristezza. Egli offre una immagine della morte.
Il silenzio praticato con cognizione di causa è padre della preghiera, affrancamento dalla schiavitù, custodia del fuoco, sentinella dei pensieri.
Il silenzio non è solo d'oro, è anche spesso citato male.