Dare all'uomo una fede, vuol dire decuplicare la sua forza.- Gustave Le Bon
Dare all'uomo una fede, vuol dire decuplicare la sua forza.
Il carattere e l'intelligenza si trovano raramente uniti, bisogna rassegnarsi a scegliere gli amici per il loro carattere e le relazioni per la loro intelligenza.
Nelle folle, l'imbecille, l'ignorante e l'invidioso sono liberati dal sentimento della loro nullità e impotenza, che è sostituita dalla nozione di una forza brutale, passeggera, ma immensa.
In amore, quando chiediamo delle parole, è perché si ha paura d'intendere i pensieri.
Se l'ateismo si propagasse diventerebbe una religione non meno intollerante di quelle antiche.
La donna non perdona all'uomo d'indovinare ciò che essa pensa da ciò che dice.
La fede, come l'amore, non occupa solo alcune ore dell'esistenza, ma ne è l'anima, il respiro costante.
Finora la fede non ha potuto ancora spostare nessuna vera montagna, benché qualcuno non so chi l'abbia asserito; ma essa può mettere delle montagne dove non ce ne sono.
La fede è un'oasi nel cuore che non può mai essere raggiunta dalla carovana del pensiero.
La fede è un cieco che dona degli occhi alla speranza.
Mi rifiuto di dimostrare che esisto.
La fede vede solo ciò che è. Mentre lei vede ciò che sarà.
La fede sale le scale che l'amore ha costruito e guarda dalla finestra che la speranza ha aperto.
Al funerale di un amico o davanti allo sfogo di disperazione di un altro, ci troviamo faccia a faccia con la realtà, distogliamo lo sguardo con terrore e sconcerto. In questa cultura la fede è condannata ad avere la funzione di consolazione per quanti non sono all'altezza.
Quante cose soltanto ieri ci servivano da articoli di fede, che oggi consideriamo soltanto favole?
Non credeva in Dio, credeva nella comodità di credere in Dio.