Quando guardo una montagna aspetto sempre che si converta in vulcano.- Italo Svevo
Quando guardo una montagna aspetto sempre che si converta in vulcano.
Per essere creduto non bisogna dire che le menzogne necessarie.
La vita non è né brutta né bella, ma è originale!
Ammetto che per avere la persuasione della salute il mio destino dovette mutare e scaldare il mio organismo con la lotta e soprattutto col trionfo.
L'immagine della morte è bastevole ad occupare tutto un intelletto.
A differenza delle altre malattie la vita è sempre mortale. Non sopporta cure.
Ogni volta che vedo una montagna mi aspetto che si trasformi in un vulcano.
Da per tutto, come una corrente viva, un fiume della montagna, scendeva l'aria nuova, l'ossigeno esalava dalle piante verdi. Lo potevi vedere fremere in un'alta marea di cristallo. L'ossigeno puro, vergine, verde, freddo ossigeno, trasformava la valle in un delta di fiume.
In montagna chi sta diritto e si espone al vento cade; chi invece si stende a terra non viene travolto. Nelle tentazioni ci vuole umiltà.
Di cosa ho paura? Della vita borghese dalla quale sono sempre scappato fin da piccolo quando abitavo in Val Funes e non c'era neanche un campo da calcio per giocare. Guardavo le montagne e pensavo che arrampicandomi sarei andato via dal campanilismo e dalla ristrettezza mentale della valle.
È l'abisso d'aria intorno ai fianchi, a sollevare le montagne. Si sono fatte un posto in cielo spinte dal fondo della terra. Esiste in natura una forza di sollevamento, una continua lotta contro la legge di gravità.
Le montagne sono sempre generose. Mi regalano albe e tramonti irripetibili; il silenzio è rotto solo dai suoni della natura che lo rendono ancora più vivo.
Ora siamo nelle montagne e le montagne sono dentro di noi.
E vanno gli uomini ad ammirare le vette dei monti, ed i grandi flutti del mare, ed il lungo corso dei fiumi, e l'immensità dell'Oceano, ed il volgere degli astri... e si dimenticano di se medesimi.
Se la montagna non andrà da Maometto, Maometto andrà alla montagna.
Tra venti monti innevati, l'unica cosa immobile era l'occhio del merlo.