L'arte di dar sapore ai piaceri è quella di esserne avari.- Jean-Jacques Rousseau
L'arte di dar sapore ai piaceri è quella di esserne avari.
Il rimorso dorme in un periodo prospero, ma si risveglia nelle avversità.
L'inquietudine dei desideri produce la curiosità [...], i selvaggi sono i meno curiosi [...]: non è delle cose che gioiscono, bensì di se stessi; trascorrono la vita a non far nulla e non si annoiano mai.
Oserò qui esporre che cosa prescriva la più grande, la più importante, la più preziosa regola di tutta l'educazione? Non già di guadagnare tempo, ma di perderne.
Il gusto è, per così dire, il microscopio del discernimento.
Più il corpo è debole più comanda: più è forte meglio obbedisce.
Trova un lavoro che ti piaccia ed avrai cinque giorni in più per ogni settimana.
Il piacere è l'esca del peccato.
A chi non piace piacere?
Nessuno è separato da nessuno. Nessuno lotta per se stesso. Tutto è uno. L'angoscia e il dolore, il piacere e la morte non sono nient'altro che un processo per esistere. La lotta rivoluzionaria in questo processo è una porta aperta all'intelligenza.
Quando il piacere ha esaurito l'uomo, questi è convinto di essere stato lui a esaurirlo; allora ti racconta, serio e grave, che non vi è nulla che possa soddisfare il cuore umano.
L'unico fatto certo è che senza il condimento della follia non può esistere piacere alcuno.
Il piacere è peccato, e qualche volta il peccato è un piacere.
Non si desidera di godere. Si desidera sperimentare la vanità di un piacere, per non esserne più ossessionati.
Il sesso: la posizione ridicola, il piacere passeggero, la spesa eccessiva.
I piaceri violenti sono come le sofferenze profonde: sono muti.