Della miseria sua causa è l'avaro.- Lucio Anneo Seneca
Della miseria sua causa è l'avaro.
Attraversa pure il mare, lascia che scompaiano terre e città all'orizzonte, i tuoi vizi ti seguiranno dovunque andrai.
Come si troverebbero bene certe persone se si staccassero da sé stesse! E invece si opprimono, si affliggono, si guastano, si spaventano, tutto da soli.
È cosa iniqua non stendere la mano verso chi è caduto.
Non scopriremo mai niente, se ci accontentiamo delle scoperte già fatte.
Se uno segue le orme di un altro, non trova niente, anzi neppure cerca.
La nostra ricchezza è il disordine, che poi è anche la nostra miseria.
L'uomo vive di solo pane, ma solo quando c'è poco pane.
C'è una notevole differenza tra miseria e povertà: nella miseria non si protesta mai, il miserabile infatti non rappresenta mai un pericolo per il potere, non pensa nemmeno di poter cambiare la sua situazione; il povero, invece, stende la mano, desidera soldi, fa richieste, protesta.
La mia famiglia viveva in una tale miseria che quando finalmente siamo diventati poveri abbiamo fatto una festa.
Alla casa del povero ognuno ha ragione.
Ad alcuni giovani monaci che brontolavano per la povertà del cibo monastico il grande Antonio disse:- Ricordatevi che ci sono popoli interi il cui pane quotidiano è la fame!
Dove regna l'invidia non può vivere la virtù, né dove sta la miseria può aver luogo la liberalità.
La fame umana ha una voce meravigliosamente dolce e pura. Non v'è nulla di umano nella voce della fame.
Siamo ormai sazi di immagini di bambini denutriti!
Sono io, però sono caposcuola e ho in mano la coppa del Quidditch! E per la miseriaccia, sono anche il capitano della squadra! Sto una favola!