I veri paradisi sono i paradisi che si sono perduti.- Marcel Proust
I veri paradisi sono i paradisi che si sono perduti.
Forse non ci sono giorni della nostra adolescenza vissuti con altrettanta pienezza di quelli che abbiamo creduto di trascorrere senza averli vissuti, quelli passati in compagnia del libro prediletto.
A forza di credersi malato, lo si diventa.
Riceviamo dalla nostra famiglia così le idee di cui viviamo come la malattia di cui moriremo.
Accade così per tutti i grandi scrittori: la bellezza delle loro frasi è imprevedibile come la bellezza di una donna che ancora non conosciamo.
Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che è offerto al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso.
Il passato è l'unica cosa morta che ha un dolce odore.
Che cos'amo nel passato? La sua tristezza, il suo silenzio e soprattutto la sua fissità. Quello che si muove mi infastidisce.
Non c'è distanza su questa terra così lontana come ieri.
Tutti coloro che dimenticano il loro passato, sono condannati a riviverlo.
Forte sarebbe colui che potesse dopo un fatto grande distruggere d'un colpo ogni vestigia del passato.
Non capisco le persone che si nascondono dal loro passato: ogni evento che hai vissuto ti aiuta ad essere la persona che sei oggi.
La differenza fra Dio e gli storici consiste nel fatto che Dio non può cambiare il passato.
Più lontano lascio il passato dietro di me, più sono vicina a forgiare il mio carattere.
Quelli che non sanno ricordare il passato sono condannati a ripeterlo.
Il volto del passato ci attira soltanto nella misura in cui è su di lui il riflesso dell'eterno.