Io non mi ucciderò. Si dimenticano così in fretta i morti.
Cerchiamo d'entrare nella morte a occhi aperti.
Le città portano le stigmate del passare del tempo, occasionalmente le promesse delle epoche future.
Qualsiasi piacere se preso con ardore mi sembra casto.
Ogni felicità è una forma di innocenza.
Dio non è morto, ciò che muore sono le forme sempre limitate che l'uomo dà a Dio.
Dare la vita è un gesto ben più avventato che non toglierla a se stessi: fra coloro che non commisero né l'una né l'altra imprudenza ben pochi hanno il coraggio di riconoscerlo.
Bisogna concedere ai barbari la chance di essere un animale, con una sua compiutezza e un suo senso, e non pezzi del nostro corpo colpiti da una malattia. Bisogna fare lo sforzo di supporre, alle loro spalle, una logica non suicida, un movimento lucido, e un sogno vero.
Il morire per fuggire la povertà o l'amore o una sofferenza qualsiasi non è da uomo coraggioso, ma piuttosto da vile: è una debolezza quella di fuggire i travagli, e chi in tal caso affronta la morte non lo fa perché è bello, ma per fuggire un male.
Non c'è in natura una passione più diabolicamente impaziente di quella di colui che, tremando sull'orlo di un precipizio, medita di gettarvisi.
Che fa sabato sera? - Occupata. Devo suicidarmi. - Allora venerdì sera?
Il più bel regalo della vita è la libertà che ci lascia di andarcene a nostro piacere.
Un uomo che ha fede è un uomo al quale è precluso il rimedio del suicidio.
I suicidi sono omicidi timidi. Masochismo invece che sadismo.
La perdita delle proprie radici culturali e la mancanza di uno scopo nella vita siano tra i principali fattori che spingono alcuni di noi a giocare con la morte.
Quello che è comune a tutte le forme possibili di questa suprema rinuncia è che l'atto che la consacra viene compiuto con cognizione di causa; la vittima, al momento di agire, sa ciò che deriverà dalla sua condotta, qualunque sia la ragione che l'ha indotta ad agire cosi.