Molti scrittori hanno necessità di ferite, ciascuna fisica o spirituale.- Martin Amis
Molti scrittori hanno necessità di ferite, ciascuna fisica o spirituale.
Non è affatto chiaro come l'idea del paradiso-via-inferno abbia potuto sopravvivere a un solo istante di riflessione.
Bisogna camminare sette volte nello stesso posto perché smetta di farti paura.
L'invidia non arriva mai al ballo vestita da invidia. Arriva vestita da qualcos'altro: ascetismo, standard elevati, buonsenso.
Qualcuno ci sorveglia mentre scriviamo. La madre. Il maestro. Shakespeare. Dio.
Il dovere dello scrittore è contemplare l'esistenza, non dissolversi in essa.
Il migliore scrittore sarà colui che ha vergogna di essere un letterato.
Gli unici scrittori impeccabili sono quelli che non hanno mai scritto.
La professione di scrivere libri fa apparire le corse dei cavalli un'attività solida, stabile.
Gli scrittori si forgiano nell'ingiustizia come si forgiano le spade.
Lo scrittore deve insegnare a se stesso che la cosa più vile è aver paura.
È evidente che la famiglia degli scrittori si ridurrebbe rapidamente a numeri di scarsissima entità, se a chi fa un libro si ponesse la limitazione, fatale, di non dire niente che non rientri nello scopo.
Scheletro, uomo delle tenebre, resuscitato e insieme morto irreparabilmente, doppiamente esperto di morte, rifiutato dal tempo, autore di libri inesistenti, sbagliati, impossibili, io, lo scrittore.
Per lo scrittore la bile può essere un buon ingrediente stilistico.
Non solamente sono pochi i moderni scrittori italiani che sappiano fare un buon libro, ma sono anche pochi quelli che dopo d'aver sfatto un libro o buono o cattivo, sappiano fargli un buon titolo.