Il verbo «dare» gli è tanto in odio che non dice mai «Ti dò il buon giorno», ma «... te lo impresto».- Molière
Il verbo «dare» gli è tanto in odio che non dice mai «Ti dò il buon giorno», ma «... te lo impresto».
Uno stolto che non dice verbo non si distingue da un savio che tace.
Niente è uguale al tabacco; è la passione della gente a modo e chi vive senza tabacco non è degno di vivere.
Quando la lasciamo fare, la natura si tira fuori da sola pian piano dal disordine in cui è finita. È la nostra inquietudine, è la nostra impazienza che rovina tutto, e gli uomini muoiono tutti quanti per via dei farmaci e non per via delle malattie.
Tutti i vizi, quando sono di moda, passano per virtù.
Preferisco un vizio accomodante che una virtù ostinata.
La città è travagliata da questi due vizi: l'avarizia e la lussuria; e queste pesti hanno rovinato tutte le grandi cose dell'impero.
Il taccagno è un avaro che recita male la propria parte.
L'avarizia accumula ricchezze che usa per il tornaconto personale, non nell'interesse collettivo.
Era avarissimo: quando dava la mano porgeva solo due dita.
Vissero infelici perché costava meno.
L'avarizia è sempre in punto di morte, tutte le cose per essa si trasformano nel fuscello a cui si attacca nell'angoscia dell'agonia. L'avarizia vede dappertutto il fondo della cassetta, per essa il mondo è logoro fin dall'inizio. È sempre al verde.
L'avarizia ci toglie il piacere di spendere, ma ci dà quello di non aver speso.
L'avaro è senz'altro un pazzo: che senso ha, infatti, vivere da povero per morire da ricco?
Se vuoi eliminare l'avarizia, devi eliminare sua madre: la prodigalità.
La gratitudine guarda al passato e l'amore al presente; paura, avarizia, lussuria e ambizione guardano al futuro.