Il taccagno è un avaro che recita male la propria parte.- Roberto Gervaso
Il taccagno è un avaro che recita male la propria parte.
Distinguere il bene dal male non è facile poiché i confini tra questo e quello siamo noi a tracciarli.
L'italiano confonde facilmente la libertà con i propri comodi. Anzi, con i propri comodacci.
Solo il ricco può dire che l'essere è più importante dell'avere.
La fedeltà di certe donne pesa più dell'infedeltà di altre.
La massa non vuol essere amata, ma sedotta.
Il più grande piacere per un avaro è la rinuncia a un piacere.
Quando gli dissero che era tempo di lasciare la sua roba, per pensare all'anima, uscì nel cortile come un pazzo, barcollando, e andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini, e strillava: 'Roba mia, vientene con me!'.
La barba la portano gli avari per non comprare la cravatta.
L'avaro non è buono nei confronti di nessuno, pessimo nei confronti di sé stesso.
Con la mancanza di collera si vinca la collera. Con la bontà si vinca la cattiveria. Con la generosità si vinca l'avarizia. Con la verità si vinca il menzognero.
La disdetta dell'avaro è che non riesce a infilarsi nella fessura del salvadanaio.
L'avarizia in età avanzata è insensata: cosa c'è di più assurdo che accumulare provviste per il viaggio quando siamo prossimi alla meta?
I pensieri dell'avaro sono pesanti e lividi come il metallo ch'egli ama.
E gioverravi ricordarvi che l'avarizia fu sempre inimica della virtù. Raro potrà acquistare nome animo alcuno che sia dato al guadagno.
L'avaro diventa ricco facendo mostra di essere povero, mentre il prodigo s'impoverisce facendo mostra di essere ricco.