Il taccagno è un avaro che recita male la propria parte.- Roberto Gervaso
Il taccagno è un avaro che recita male la propria parte.
I seni delle donne sono fatti per gli uomini che non sanno dove mettere le mani.
Recita come un cane. Ma tutti i cani che ho visto recitare erano bravissimi.
La notte porta consiglio. A condizione che si dorma.
La malinconia è fatta di sogni che devono restare tali.
Gli amici, come gli amori, non si cercano: si trovano.
L'avarizia com'è noto ha una fame da lupo e quanto più s'ingrassa tanto più si fa insaziabile.
E gioverravi ricordarvi che l'avarizia fu sempre inimica della virtù. Raro potrà acquistare nome animo alcuno che sia dato al guadagno.
Elogio la frugalità. Quella scelta che non è né povertà né avarizia.
Quando gli dissero che era tempo di lasciare la sua roba, per pensare all'anima, uscì nel cortile come un pazzo, barcollando, e andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini, e strillava: 'Roba mia, vientene con me!'.
Si diceva della vecchia Sarah, duchessa di Marlborough, che non mettesse mai i puntini sulle "i", per risparmiare inchiostro.
L'avarizia comincia dove finisce la povertà.
Perfino le persone prodighe diventano, con un avaro, oculate, attente improvvisamente alla ripartizione delle spese.
Chi è ricco? Chi nulla desidera. Chi è povero? L'avaro.
L'avarizia in età avanzata è insensata: cosa c'è di più assurdo che accumulare provviste per il viaggio quando siamo prossimi alla meta?
L'avarizia ci toglie il piacere di spendere, ma ci dà quello di non aver speso.