Quanta rassegnazione nella saggezza.- Roberto Gervaso
Quanta rassegnazione nella saggezza.
Com'è pesante la conversazione con la gente leggera!
L'amicizia, più che intimità, è rispetto.
La moralità di una donna consiste nel credere profondamente alle proprie menzogne.
Il tempo sarà anche galantuomo, ma l'età non è certo una gentildonna.
L'italiano confonde facilmente la libertà con i propri comodi. Anzi, con i propri comodacci.
Perché l'uomo comune è passivo. All'interno di un cerchio ristretto... si sente padrone del proprio destino, ma di fronte ai grandi avvenimenti è impotente quanto di fronte agli elementi. Quindi, anziché tentare di influenzare il futuro, si mette giù e lascia che le cose gli succedano.
Ciò che non può essere curato, deve essere sopportato.
In Italia tutti ritengono che il cambiamento sia necessario, ma poi sospirano perché è anche impossibile.
La rassegnazione è un suicidio quotidiano.
È incredibile con quanta prontezza e buona grazia ci rassegniamo alle disgrazie altrui.
Nella vita dell'uomo non si può dire la parolaccia «ormai»: si può e si deve sempre ricominciare, perché le persone hanno energie impensabili di bontà da stanare e far crescere, mettere a disposizione e canalizzare.
Se uno ha davvero perso la speranza, non sarebbe così disposto a dirlo.
Rassegnandosi, lo sfortunato consuma la sua sfortuna.
Noi uomini siam in generale fatti così: ci rivoltiamo sdegnati e furiosi contro i mali mezzani e ci curviamo in silenzio sotto gli estremi; sopportiamo, non rassegnati ma stupidi, il colmo di ciò che da principio avevamo chiamato insopportabile.
La morte inizia quando qualcuno accetta di essere morto.