A stento la divinità concede di amare ed esser saggi.- Publilio Siro
A stento la divinità concede di amare ed esser saggi.
La confessione dei nostri peccati è il primo passo verso l'innocenza.
Un animo nobile non sopporta le aggressioni verbali.
L'uomo timoroso si definisce cauto, quello ignobile, parsimonioso.
È buona cosa apprendere la cautela dalle sventure altrui.
Vendicarsi di un nemico è ricominciare un'altra vita.
Il saggio non può perdere nulla; tutto ha riposto in sé, non affida nulla alla fortuna, ha i suoi beni al sicuro, appagato della virtù.
Una vera educazione non può essere inculcata a forza dal di fuori; essa deve invece aiutare a trarre spontaneamente alla superficie i tesori di saggezza nascosti sul fondo.
La saggezza non sta nel distruggere gli idoli, sta nel non crearne mai.
Non c'è denaro impiegato più vantaggiosamente di quello che ci siamo fatti portar via con l'inganno: in cambio acquistiamo, in contanti, saggezza.
L'uomo saggio si ferma quando comprende che la sua condotta è sbagliata e ripara il male. L'unico peccato è l'orgoglio.
La medicina è un miscuglio di scienza, saggezza e tecnologia.
A sessant'anni, so poco più della saggezza di quando ne avevo trenta, ma so un sacco di cose in più sulla follia.
Il saggio ha le sue manie, così come lo sciocco. Ma la differenza tra loro è che i punti deboli di quello sono noti solo a lui e nascosti al mondo, e la manie dell'altro sono note al mondo e nascoste a lui stesso.
Le parole e la saggezza non si incontreranno mai.
In verità, la cura e la spesa dei nostri padri mirano solo a riempirci la testa di sapere; di senno e di virtù, manco si parla.