Nessuno stia ad onorarmi di lacrime e di funebri omaggi: io resto ben vivo sulle bocche degli uomini.- Quinto Ennio
Nessuno stia ad onorarmi di lacrime e di funebri omaggi: io resto ben vivo sulle bocche degli uomini.
Il sapiente che non è in grado di giovare a se stesso, inutilmente sa.
Il vero amico si riconosce nell'avversa fortuna.
Odiamo chi ci incute timore; ciascuno desidera con ardore che coloro che odia crepino.
La potenza romana poggia sui costumi e gli uomini antichi.
L'errore peggiore è pensare che quello che conta più di tutto in una partita sia vincere. Niente affatto. Quello che conta è la gloria. È giocare con stile, con bellezza, è andare in campo e travolgere l'avversario, non aspettare che sia l'avversario a farsi avanti e così morire di noia.
La gloria non può fare la gioia di chi l'ha usurpata, non meritata.
Rendere gloriosa la sconfitta è lo stesso che trionfare.
Quale rivale dovete combattere? Un marito! Non vi sentite umiliato di fronte a questa sola parola? Che vergogna se fallite! e quanta poca gloria nel successo!
La gloria la si deve acquistare, l'onore invece basta non perderlo.
Lo studio non è lavoro ma la forma più gloriosa di gioco.
Fu vera gloria? Ai posteri l'ardua sentenza.
Fate che le glorie del passato siano superate dalle glorie dell'avvenire.
Custodire la propria gloria è difficil cosa.
Oh vana gloria de l'umane posse! com' poco verde in su la cima dura, se non è giunta da l'etati grosse! [...] Non è il mondan romore altro ch'un fiato di vento, ch'or vien quinci e or vien quindi, e muta nome perché muta lato.