Il generoso sta al prodigo come il parsimonioso all'avaro.- Roberto Gervaso
Il generoso sta al prodigo come il parsimonioso all'avaro.
Il taccagno è un avaro che recita male la propria parte.
Spesso, il matrimonio non è che il coronamento di un errore.
C'è chi fa debiti per necessità, chi per leggerezza, chi per vizio. Solo il primo, di solito, li paga.
L'italiano comincia a battersi per una causa solo quand'è certo che non sarà perduta.
La stitichezza ha questo di bello: ci dà il senso della lotta e il piacere, poi, della vittoria.
L'avaro ha una somma pazzia, che sempre stenta per non stentare, e la vita a lui fugge sotto speranza di godere i beni con somma fatica acquistati.
Il verbo «dare» gli è tanto in odio che non dice mai «Ti dò il buon giorno», ma «... te lo impresto».
L'avarizia accumula ricchezze che usa per il tornaconto personale, non nell'interesse collettivo.
L'avarizia è la forma più sensuale di castità.
La disdetta dell'avaro è che non riesce a infilarsi nella fessura del salvadanaio.
L'avaro spende più da morto in un sol giorno di quanto facesse da vivo in dieci anni; e il suo erede spende più in dieci mesi di quanto non abbia saputo fare lui durante tutta la vita.
È certamente stolto pretendere da altri ciò che nessuno può ottenere da se stesso, di essere attento, appunto, più agli altri che a sé, di non essere avaro, né invidioso, né ambizioso ecc., soprattutto per chi sia ogni giorno esposto alle fortissime spinte di tutte le passioni.
Non c'è avaro che non si riproponga di fare, un giorno, una spesa ingente; ma arriva la morte e fa realizzare i suoi progetti all'erede.
L'avaro e il dissipatore hanno un solo e medesimo difetto. Entrambi non sanno far uso del denaro e per entrambi esso è motivo di infamia. Perciò con ragione entrambi ricevono uguale castigo, perché ugualmente non sono degni di possedere.
All'avaro manca tanto quello che ha quanto quello che non ha.