Vuoi disprezzare il piacere del cibo? Guarda che fine fa.- Lucio Anneo Seneca
Vuoi disprezzare il piacere del cibo? Guarda che fine fa.
Il saggio cerca di schivare ogni potenza che possa danneggiarlo, ma per prima cosa si guarda bene dal far vedere che cerca di evitarla.
Crediamo che la morte ci segua e, invece, ci ha preceduto e ci seguirà. Tutto quello che è stato prima di noi è morte; che importa se non cominci oppure finisci, quando il risultato in entrambi i casi è questo: non esistere.
La morte pareggia tutto.
I più ondeggiano infelici tra il timore della morte e le angosce della vita: non vogliono vivere, né sanno morire.
La nostra condizione è buona al momento della nascita; è colpa nostra se la peggioriamo. La natura ha agito in modo che non ci vuole molto per vivere bene: ognuno è in grado di rendersi felice.
Cavolo: ortaggio familiare ai nostri orti e alle nostre cucine, grosso e saggio all'incirca quanto la testa di un uomo.
Radicchio o bistecca, viviamo della morte degli altri.
I piaceri del palato sono simili ai ladri egiziani, che strangolano con un abbraccio.
È proprio di uno stomaco viziato assaggiare molte cose: la varietà di cibi non nutre, intossica.
Le verdure sono interessanti ma mancano di senso se non accompagnate da un buon pezzo di carne.
Solo chi non ha fame è in grado di giudicare la qualità del cibo.
Non c'è amore più sincero di quello per il cibo.
È preferibile un cibo anche un po' nocivo ma gradevole, a un cibo indiscutibilmente sano ma sgradevole.
La lattuga è come la conversazione: deve essere fresca e croccante, e così brillante che a malapena si noti il suo retrogusto amaro.