Ma che paese è questo dove gli unici che hanno ancora qualche speranza vengono chiamati disperati?- Stefano Benni
Ma che paese è questo dove gli unici che hanno ancora qualche speranza vengono chiamati disperati?
La mia solitudine è dignitosa, la affronto a testa alta, ma se la guardo in faccia mi deride, mi ferisce, fa ritornare tutte le solitudini del passato. È così: ogni solitudine contiene tutte le solitudini vissute.
La comunicazione perfetta esiste. Ed è un litigio.
Solo i poveri sanno davvero mangiare, diceva Eduardo. Quella che vediamo di questi tempi non è attrazione per il cibo, è ossessione per il cibo come unico piacere, è la sostituzione dell'eros con il ricettario.
La giraffa ha il cuore lontano dai pensieri. Si è innamorata ieri, e ancora non lo sa.
Uno non può fare l'eroe tutta la vita. Anzi, il più delle volte non può farlo per più di 10 minuti. Certo, in quei dieci minuti si vedono le cose diversamente.
Ma: la terribile parola della disperazione.
La disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere rettamente sia inutile.
Dove non c'è speranza, non c'è neanche vita.
È quando non si ha più speranza che non si deve disperare di nulla.
Consolarsi con l'altrui miserabilità può certo aiutare ad alleviare la propria disperazione ma non a migliorare se stessi.
Di tutto ciò che si prova, niente dà tanto l'impressione di essere al cuore stesso del vero quanto gli accessi di disperazione senza ragione: a paragone, tutto sembra frivolo, sofisticato, privo di sostanza e d'interesse.
La disperazione è il prezzo che si paga per l'autocoscienza.
Per quante volte un uomo può andare a fondo e rimanere vivo?
Molte persone non pregano, supplicano soltanto.
Cristo è risorto sempre, dappertutto. Il vuoto è il segno della sua pienezza. La disperazione è l'accesso alla speranza. Il nichilismo può essere la premessa alla fede.