Per le case, per la via Scorre libero il piacere; Un'amabile follia La ragion rapisce e il cor.- Vincenzo Monti
Per le case, per la via Scorre libero il piacere; Un'amabile follia La ragion rapisce e il cor.
Finché l'età n'invita, Cerchiam di goder. L'aprile del piacer Passa, e non torna più. Grave divien la vita Se non ne cogli il fior.
Del color non dipende Degli occhi la bellezza, Ma sol dalla dolcezza Che da lor piove e scende.
Torna, o delirio lusinghier deh! torna; Né cosi ratto abbandonarmi. Io dunque Suo sposo! ella mia sposa! Eterno Iddio, Di cui fu dono questo cor che avvampa, Se un tanto ben mi preparavi, io tutti Spesi gl'istanti in adorarti avrei.
Ahi nome vano, Virtù, ludibrio de' malvagi.
I nostri cori a gara Lasciamo delirar Chi sa fervente amar, Solo è felice.
La solitudine ci dà il piacere d'una grande compagnia: la nostra.
L'arte di dar sapore ai piaceri è quella di esserne avari.
Chi sradicasse la conoscenza del dolore estirperebbe anche la conoscenza del piacere e in fin dei conti annienterebbe l'uomo.
Per farsi un'idea della miseria dei nostri connazionali basta dare un'occhiata a come si divertono.
Il piacere è un subbietto speculativo, e non reale; un desiderio, non un fatto; un sentimento che l'uomo concepisce col pensiero, e non prova; o per dir meglio, un concetto, e non un sentimento.
C'è una certa somiglianza, più o meno grande, tra i piaceri che tutte le nostre evacuazioni ci procurano. Credo che il piacere derivi sempre dal sollievo sollievo, cioè, dallo sforzo notevole, anche se per lo più inconscio, di trattenere quello che è gradevole eliminare.
Non è nella novità, è nell'abitudine che troviamo i più grandi piaceri.
Nell'aspettazione il piacere tocca il suo apice.
Ogni piacere è un vizio, perché cercare il piacere è quello che fanno tutti nella vita, e l'unico vizio orrendo è fare quello che fanno tutti.
Fuggi il piacere che produce dolore.