All'inferno ci va chi ci crede.- Alberto Arbasino
All'inferno ci va chi ci crede.
Se nel rock bisogna drogarsi tanto per arrivare a canzoni come quelle di Jimi Hendrix e Janis Joplin, Wagner e Brahms che cosa avrebbero dovuto fare? Mettersi un dito nel didietro?
Non facciamo tanto gli spiritosi, e non pretendiamo che la gente oggi sia incapace di provare delle passioni, solo perché non ci riusciamo noi.
Per quel che riguarda la leggerezza non ho certo dovuto aspettare Italo Calvino per scoprirla. Prima di lui se si era sospettati, anche giustamente, di leggerezza si veniva biasimati molto: poi è arrivato Calvino e in un colpo solo l'ha redenta, come per magia.
Il sonno della ragione produce ministri.
Fare oggi un romanzo tradizionale ha lo stesso senso che conquistare oggi l'Eritrea o fondare oggi la Fiat.
Il mondo è appunto l'inferno e gli uomini sono, da una parte, le anime tormentate e, dall'altra, i diavoli.
L'inferno è lastricato di buone intenzioni.
È necessario che ciascuno scenda una volta nel suo inferno.
L'inferno è una città molto simile a Londra: una città popolosa e fumosa.
Anche Iddio ha il suo inferno: è il suo amore per gli uomini.
Senza il purgatorio e l'inferno, il buon Dio non sarebbe che un povero re.
L'inferno è la mia passione.
L'inferno è lastricato di buone intenzioni, non di cattive.
Al niente preferisco l'inferno, se non altro per la conversazione.
Sulla via per l'inferno c'è sempre un sacco di gente, ma è comunque una via che si percorre in solitudine.