All'inferno ci va chi ci crede.- Alberto Arbasino
All'inferno ci va chi ci crede.
Non facciamo tanto gli spiritosi, e non pretendiamo che la gente oggi sia incapace di provare delle passioni, solo perché non ci riusciamo noi.
Per quel che riguarda la leggerezza non ho certo dovuto aspettare Italo Calvino per scoprirla. Prima di lui se si era sospettati, anche giustamente, di leggerezza si veniva biasimati molto: poi è arrivato Calvino e in un colpo solo l'ha redenta, come per magia.
Il sonno della ragione produce ministri.
Niente di peggio che lavorare a orario fisso: si produce scrittura burocratica.
L'invenzione dell'inferno è la cosa più orrenda, ed è difficile concepire come, dopo questa invenzione, ci si possa ancora aspettare qualcosa di buono dagli uomini.
Al niente preferisco l'inferno, se non altro per la conversazione.
L'inferno è per i puri; questa è la legge del mondo morale. Esso è infatti per i peccatori, e peccare si può soltanto contro la propria purezza. Se si è una bestia, non si può peccare e non si sente nulla di un inferno.
Chi dice che l'inferno è nell'aldilà conosce male l'aldiquà.
L'inferno è lastricato di buone intenzioni.
Quando moriremo andremo sicuramente in Paradiso, perchè l'Inferno l'abbiamo già vissuto qui.
Se stai attraversando l'inferno, fallo a testa alta.
L'inferno è pieno di desideri e di buon senso.
Il mondo è appunto l'inferno e gli uomini sono, da una parte, le anime tormentate e, dall'altra, i diavoli.