I popoli, al pari degli individui, tanto possono quanto sanno.- Aristide Gabelli
I popoli, al pari degli individui, tanto possono quanto sanno.
Nei piccoli paesi la gente perde la metà del suo tempo a spiare le cose degli altri e l'altra metà a riferire quello che ha scoperto o inventato.
Non c'è istituzione, per quanto cattiva, che non sia resa tollerabile dai buoni costumi, e non ce n'è una tanto buona, che non rimanga guasta dai cattivi.
L'usanza comune a molti letterati di disprezzare il mondo moderno è una maniera dissimulata di presumersi degni di un altro migliore.
Gli uomini quanto più sanno, tanto più dubitano, e quanto sanno meno, tanto più credono. Non è quindi meraviglia, che la chiesa cattolica, bisognosa com'è di fede cieca, raccomandi e favorisca l'ignoranza.
Il mondo giudica gli uomini non dalle prove, ché non ha il tempo di ricercarle, ma dalle apparenze, onde poco basta a passare per una perla e pochissimo per un briccone.
Dobbiamo sapere, sapremo.
Il sapere scientifico non è conoscenza certa: è solo un sapere congetturale.
Lo specialista è colui che sa sempre di più su sempre di meno, fino a sapere tutto di niente.
Il sapere e la ragione parlano, l'ignoranza e il torto urlano.
Il più semplice scolaro sa oggi verità per le quali Archimede avrebbe sacrificato la vita.
Quanto più già si sa, tanto più bisogna ancora imparare. Con il sapere cresce nello stesso grado il non sapere, o meglio il sapere del non sapere.
Sapere, a volte sconcerta e spesso sconsiglia.
La nostra ricchezza muore con noi, poiché l'abbiamo tutta nella nostra testa e nessuno potrà sottrarcela, a meno che non ci taglino la testa e allora non ci occorre più nulla.
Si deve sapere cogli occhi, con la paura, con la pancia vuota, non con le orecchie, coi libri.
So di non sapere.