Siamo quello che facciamo ripetutamente. L'eccellenza non è dunque un atto, ma un'abitudine.- Aristotele
Siamo quello che facciamo ripetutamente. L'eccellenza non è dunque un atto, ma un'abitudine.
L'antidoto contro cinquanta nemici è un amico.
I giovani non sono sospettosi, perché di male non ne hanno ancora visto molto. Sono fiduciosi, perché non hanno avuto ancora il tempo di essere ingannati.
La virtù risplende nelle disgrazie.
Gli uomini hanno cominciato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia: mentre da principio restavano meravigliati di fronte alle difficoltà più semplici, in seguito, progredendo a poco a poco, giunsero a porsi problemi sempre maggiori.
Le radici della cultura sono amare, ma i frutti sono dolci.
È vergognoso esser stanchi d'indagare se ciò che cerchiamo è eccellente.
Alcune persone non sono abituate a un ambiente in cui è richiesta eccellenza.
Dalla culla e non dalla scuola deriva l'eccellenza di qualunque ingegno.
Dovunque e comunque si manifesti l'eccellenza, subito la generale mediocrità si allea e congiura per soffocarla.
L'eccellenza in un campo qualsiasi può essere raggiunta solo attraverso il lavoro di una vita: non si può acquistare ad un prezzo inferiore.
Noi siamo quello che facciamo costantemente, l'eccellenza quindi non è un atto ma un'abitudine.
Quanto meno un uomo è giustificato nel pretendere eccellenza per sé stesso, tanto più egli è pronto a pretendere eccellenza per la sua nazione, la sua religione, la sua razza o la sua sacra causa.