Poesia, altro vizio solitario.- Camillo Sbarbaro
Poesia, altro vizio solitario.
La saggezza dei proverbi sta nel contraddirsi.
Tutti i momenti possiamo morire ma, in ogni caso, non prima di domani.
Si potesse nella vita tenere il passo del vero camminatore: lo stesso in discesa che in salita.
Matrimonio o l'amore in conserva.
Ora che sei venuta, che con passo di danza sei entrata nella mia vita quasi folata in una stanza chiusa ‐ a festeggiarti, bene tanto atteso, le parole mi mancano e la voce e tacerti vicino già mi basta.
La poesia è sempre più di attualità perché rappresenta il massimo della speranza, dell'anelito dell'uomo verso il mondo superiore.
Nella sciattezza linguistica in cui viviamo c'è bisogno della poesia, che ha la funzione di avvicinarsi all'assoluto. In questo mercato generale delle parole, la parola poetica diventa un assoluto.
La poesia è uno specchio che rende bello ciò che è distorto.
La poesia è parola, il contrario della politica, che dovrebbe essere "fatti, non parole".
La poesia, costretta a essere poesia sociale, poesia civile, poesia patriottica, intristisce sui libri, avvizzisce nell'aria chiusa della scuola, e finalmente ammala di retorica, e muore. E noi di questa pseudopoesia ne abbiamo tanta.
Le cose ma anche i gesti, i volti, i paesaggi hanno certo la loro poesia e un pezzo di realtà inquadrato in una cornice vuota è un quadro.
Ciò che in poesia è strabiliante diventa brusco in prosa, la forza diventa brutalità, la vivacità ardore e l'audacia sfacciataggine.
Io trovo i miei versi intingendo il calamaio nel cielo.
È Poesia il sublime mezzo per il quale la parola conquista lo spazio a lei necessario: comporre versi è un'attività che si potrebbe definire testografica.
La poesia non è una cosa morta, ma vive una vita clandestina.