La bontà che nasce dalla stanchezza di soffrire è un orrore peggio che la sofferenza.- Cesare Pavese
La bontà che nasce dalla stanchezza di soffrire è un orrore peggio che la sofferenza.
Si odiano gli altri perché si odia sé stessi.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi- questa morte che ci accompagna dal mattino alla sera, insonne, sorda, come un vecchio rimorso o un vizio assurdo. I tuoi occhi saranno una vana parola, un grido taciuto, un silenzio.
Solo ciò che è trascorso o mutato o scomparso ci rivela il suo volto reale.
Nulla è più inabitabile di un posto dove siamo stati felici.
Quale mondo giaccia al di là di questo mare non so, ma ogni mare ha un'altra riva, e arriverò.
Appena la bontà si preoccupa dell'ammirazione, non è più bontà.
Diventiamo buoni sempre un tantino troppo tardi. Anche perché nessuno, grazie al cielo, potrebbe metterci alla prova.
Fin quando crediamo di essere buoni non possiamo mai trovare Dio.
La bontà disarmata, incauta, inesperta e senza accorgimento non è neppure bontà, è ingenuità stolta e provoca solo disastri.
Con i vostri tanti gesti di bontà, di amore, di ascolto, mi avete costruito come persona e quindi, arrivando alla fine della mia vita, sento che a voi devo moltissimo.
Bisogna essere buoni come il pane ... che ognuno può prendere per soddisfare la propria fame.
La bontà vera è, non debolezza, ma forza. L'uomo debole è solo buono in apparenza.
Chi non ha vera grandezza d'animo non può avere bontà; può avere soltanto bonomia.
Veramente buono è l'uomo raro che non biasima mai le persone per i mali che capitano loro.
La bontà vera non l'artificiosa, quasi direi, la mercantile condiscendenza ad ogni desiderio altrui, conquista gli animi più delle superbe violenze, più dei dottissimi raziocini.