Nessuno si uccide. La morte è destino. Non si può che augurarsela, Ippòloco.- Cesare Pavese
Nessuno si uccide. La morte è destino. Non si può che augurarsela, Ippòloco.
Tu non sai quanto la morte li attiri. Morire è sì un destino per loro, una ripetizione, una cosa saputa, ma s'illudono che cambi qualcosa.
Tutto questo fa schifo. Non parole. Un gesto. Non scriverò più.
Viene un giorno che per chi ci ha perseguitato proviamo soltanto indifferenza, stanchezza della sua stupidità. Allora perdoniamo.
Il sesso è un incidente: ciò che ne ricaviamo è momentaneo e casuale; noi miriamo a qualcosa di più riposto e misterioso di cui il sesso è solo un segno, un simbolo.
L'angoscia vera è fatta di noia.
Ogni anno oltrepassiamo senza saperlo il giorno della nostra morte.
Non vorremo morire. Ogni vita è una successione di idee che non si vorrebbe interrompere.
La morte non ha sempre le orecchie aperte ai voti e alle preghiere dei singoli eredi; e si ha il tempo di fare i denti lunghi, quando, per vivere, s'aspetta la morte di qualcuno.
Morte non essere superba, anche se molti ti hanno chiamata Terribile e potente, perché, tu non lo sei, Perché, quelli che tu decidi, tu li abbatti Non morire, povera morte.
Moriamo peggiori di quando siamo nati. La colpa è nostra, non della natura.
Se la fama giunge solo dopo la morte, che essa aspetti pure!
La morte non bisogna né temerla né desiderarla.
Il giorno che temiamo come ultimo è soltanto il nostro compleanno per l'eternità.
La vita dei morti è riposta nel ricordo dei vivi.
Se sei triste e vorresti morire, pensa a chi sa di morire e vorrebbe vivere.