A che serve passare dei giorni se non si ricordano?- Cesare Pavese
A che serve passare dei giorni se non si ricordano?
Tutto ciò che non bastiamo da soli a compiere, diminuisce la nostra libertà.
L'uomo mortale, Leucò, non ha che questo d'immortale. Il ricordo che porta e il ricordo che lascia. Nomi e parole sono questo. Davanti al ricordo sorridono anche loro, rassegnàti.
Non va bene esagerare in beneficenza, perché ad un certo punto non si guadagna più che l'odio del beneficiato.
La tolleranza delle idee nasce dalla illusione che la verità sia qualcosa di razionale, mentre appena si accetta il principio che qualunque idea si basa su una scelta iniziale, che la volontà è il primo organo della conoscenza, si diventa intransigenti.
Se è vero che ci si abitua al dolore, come mai con l'andare degli anni si soffre sempre di più?
In fondo si inventa soltanto con il ricordo.
Il ricordo della felicità non è più felicità; il ricordo del dolore è ancora dolore.
Abbi cura dei tuoi ricordi, perchè non puoi viverli di nuovo.
È facile scrivere i propri ricordi quando si ha una cattiva memoria.
I ricordi vanno messi sotto teca, appesi a una parete e guardati. Senza tentare di rinnovarli. Mai.
Il ricordo è la reliquia secolarizzata.
Il bar non porta i ricordi ma i ricordi portano inevitabilmente al bar.
La vecchiaia è un posto dove vivi di ricordi. Per questo, quando sei giovane, vivi creandotene di belli.
Se ti ricordi di me, allora non mi importa se tutti gli altri si dimenticano.