A che serve passare dei giorni se non si ricordano?- Cesare Pavese
A che serve passare dei giorni se non si ricordano?
Che cosa non sonnecchia sotto la scorza di noialtri. Bisognerebbe avere il coraggio di svegliarsi e trovare se stessi. O almeno parlarne. Si parla troppo poco a questo mondo.
Le puttane battono a soldi. Ma quale donna si dà altro che a ragion veduta?
Più di tre persone fanno folla, e nulla si può dire allora che valga la pena.
Non bisogna conoscersi per volersi bene.
Troppo sovente, mi pare, l'immagine di Walt Whitman che i commentatori hanno dinanzi agli occhi è quella del vecchio barbuto e secolare, intento a contemplare la farfalla o a comprendere nelle occhiaie mansuete la serenità finale di ogni gioia e miseria dell'universo.
Accanto all'arte della mnemonica (ricordare) occorrerebbe un'arte del dimenticare.
Cos'è un ricordo? Qualcosa che hai o qualcosa che hai perso per sempre?
Per un fiore appassito nel libro dei ricordi rugiada è una lagrima di dolore.
La ricchezza della vita è fatta di ricordi, dimenticati.
È nel ricordo che le cose prendono il loro vero posto.
Il ricordo della felicità non é più felicità, il ricordo del dolore é ancora dolore.
I ricordi vanno messi sotto teca, appesi a una parete e guardati. Senza tentare di rinnovarli. Mai.
Il ricordo è la reliquia secolarizzata.
In fondo si inventa soltanto con il ricordo.
Il ricordo della felicità non è più felicità; il ricordo del dolore è ancora dolore.