A che serve passare dei giorni se non si ricordano?- Cesare Pavese
A che serve passare dei giorni se non si ricordano?
Tu non sai quanto la morte li attiri. Morire è sì un destino per loro, una ripetizione, una cosa saputa, ma s'illudono che cambi qualcosa.
Nessuno si uccide. La morte è destino. Non si può che augurarsela, Ippòloco.
Ogni guerra è una guerra civile: ogni caduto somiglia a chi resta, e gliene chiede ragione.
Nessuna donna farebbe un matrimonio d'interesse: prima di sposare un miliardario, se ne innamora!
La poesia viene alla luce tentandola e non prospettandola.
In fondo si inventa soltanto con il ricordo.
Se non ricordiamo non possiamo comprendere.
Non esiste separazione definitiva fino a quando c'è il ricordo.
Il ricordo è un compromesso: gli uomini si difendono con quello.
I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume.
Che cosa sono i ricordi? Troppe volte la tisi dell'anima.
Il ricordo della felicità non è più felicità; il ricordo del dolore è ancora dolore.
Il ricordo è un poco di eternità.
I ricordi veramente belli continuano a vivere e a splendere per sempre, pulsando dolorosamente insieme al tempo che passa.
I ricordi vanno messi sotto teca, appesi a una parete e guardati. Senza tentare di rinnovarli. Mai.