A che serve passare dei giorni se non si ricordano?- Cesare Pavese
A che serve passare dei giorni se non si ricordano?
Si fa l'elemosina, per levarsi d'innanzi il miserabile che la chiede.
Far poesie è come far l'amore: non si saprà mai se la propria gioia è condivisa.
Farsi amare per pietà, quando l'amore nasce solo dall'ammirazione, è un'idea molto degna di pietà.
Il sesso è un incidente: ciò che ne ricaviamo è momentaneo e casuale; noi miriamo a qualcosa di più riposto e misterioso di cui il sesso è solo un segno, un simbolo.
Quando ci lasciavamo non ci pareva di separarci, ma di andare ad attenderci altrove.
In fondo si inventa soltanto con il ricordo.
Se non ricordiamo non possiamo comprendere.
I ricordi vanno messi sotto teca, appesi a una parete e guardati. Senza tentare di rinnovarli. Mai.
Accanto all'arte della mnemonica (ricordare) occorrerebbe un'arte del dimenticare.
Il ricordo della felicità non è più felicità; il ricordo del dolore è ancora dolore.
Accumulare bei ricordi, non è forse la sola cosa che possiamo fare nella vita?
È facile scrivere i propri ricordi quando si ha una cattiva memoria.
Il ricordo è un compromesso: gli uomini si difendono con quello.
Vile, veramente vile è solo chi ha paura dei suoi ricordi.
Non esiste separazione definitiva fino a quando c'è il ricordo.