Fra le armi tacciono le leggi.- Marco Tullio Cicerone
Fra le armi tacciono le leggi.
E non c'è nessun individuo di nessun popolo che, se guidato dalla natura, non possa pervenire alla virtù.
Quando chi lo interrogava chiese: "Che ne pensi del prestito del denaro?" Catone rispose: "Che ne pensi dell'omicidio?"
Cosa c'è di più dolce che avere qualcuno con cui parlare così come con se stessi?
Chi guarda un vero amico, in realtà, è come se si guardasse in uno specchio.
C'è malvagità in un'intenzione malvagia, anche se l'atto non viene perpetrato.
La guerra è bellissima per coloro che non l'hanno vissuta.
L'umanità deve porre fine alla guerra, o la guerra porrà fine all'umanità.
La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi. La guerra non è dunque solamente un atto politico, ma un vero strumento della politica, un seguito del procedimento politico, una sua continuazione con altri mezzi.
Se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi, se mi uccidono vendicatemi.
La razza umana è diventata forte nella lotta perpetua, e non potrà che perire in una perpetua pace.
La guerra in un primo momento è la speranza che a uno possa andar meglio, poi l'attesa che all'altro vada peggio, quindi la soddisfazione perché l'altro non sta per niente meglio e infine la sorpresa perché a tutti e due va peggio.
Il modo più veloce di finire una guerra è perderla.
In guerra le considerazioni morali contano per i tre quarti, il rapporto delle forze reali solo per l'altro quarto.
Tutto è sempre possibile, anche la guerra, che ci sembra impensabile e che la nostra cultura si illudeva di aver superato e aveva invece soltanto rimosso.
Se per decidere se debba esserci o no la guerra, viene richiesto il consenso dei cittadini, allora la cosa più naturale è che, dovendo subire loro stessi tutte le calamità della guerra, rifletteranno molto prima di iniziare un gioco così brutto.