Siamo schiavi della legge, per poter essere liberi.- Marco Tullio Cicerone
Siamo schiavi della legge, per poter essere liberi.
Nei dissensi civili, quando i buoni valgono più dei molti, i cittadini si devono pesare e non contare.
I saggi sono istruiti dalla ragione; le menti comuni dall'esperienza; gli stupidi dalla necessità; e i bruti dall'istinto.
Il saggio che col suo sapere non sa giovare a sé stesso, non sa nulla.
L'amico certo si riconosce nei pericoli.
La natura vuole che l'amicizia sia di ausilio alle virtù, ma non compagna dei vizi.
Per alcune cose è più facile ottenere una legalizzazione che una propria legittimazione.
L'interpretazione delle leggi lascia al giudice un certo margine di scelta: entro questo margine chi comanda non è la legge inesorabile, ma il mutevole cuore del giudice.
Perché, o stolti, far birberie fuor della legge? c'è tanto posto di farne dentro!
Quanto più semplice la legge, tanto più difficile l'applicazione.
Preoccupazione del legislatore deve essere il bene della collettività: "l'utilità generale" deve costituire il criterio orientativo in materia di legislazione. Conoscere il bene che giovi agli interessi della comunità, è scienza; ricercare i mezzi per realizzare questo bene, è arte.
Fra due leggi opposte, tra due stabilimenti di usanze che hanno inconvenienti e vantaggi, bisogna consultar quale origine abbiano in natura e limitarli coi limiti fissati dalla natura medesima. Esempio il pensiero della posterità che le leggi limiteranno a sufficienza a due o tre generazioni.
Bisogna essere onesti per vivere fuori dalla legge.
Il popolo deve combattere per la sua legge come per le mura della città.
Ogni legge è inutile e anche fatale, se la nazione non è degna della legge e fatta per la legge.