Vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo.- Dino Campana
Vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo.
Il mattino arride sulle cime dei monti. In alto sulle cuspidi di un triangolo desolato si illumina il castello, più alto e più lontano. Venere passa in barroccio accoccolata per la strada conventuale.
Quando un solo italiano, ragazzo s'intende, penserà di sputare sulla tomba di Machiavelli?
Venne la notte e fu compita la conquista dell'ancella. Il suo corpo ambrato la sua bocca vorace i suoi ispidi neri capelli a tratti rivelazione dei suoi occhi atterriti di voluttà intricarono una fantastica vicenda.
Il popolo d'Italia non canta più. Non vi sembra questa la più grande sciagura nazionale?
Non servon più le stelle: spegnetele anche tutte.
Nessuna tenebra dura per sempre. E anche nell'oscurità c'è sempre qualche stella.
Siamo tutti nel fango, ma alcuni di noi guardano verso le stelle.
Le stelle stanno in cieloe i sogni non lo soso solo che son pochiquelli che si avverano.
Siamo tutti nati nel fango, ma alcuni di noi guardano alle stelle.
Che tu possa avere, sempre, il vento in poppa, che il sole ti risplenda in viso e che il vento del destino ti porti in alto a danzare con le stelle.
Ma io sono costante come la stella polare, che per il suo esser fedele, fissa e inamovibile non ha pari nel firmamento.
Ho perso la mia goccia di rugiada! dice il fiore al cielo dell'alba, che ha perso tutte le sue stelle.
Ho amato le stelle troppo profondamente per avere paura della notte.
Non è nelle stelle che è conservato il nostro destino, ma in noi stessi.