Si praticava la pubblica felicità con insolenza.- Erri De Luca
Si praticava la pubblica felicità con insolenza.
Una verità può essere colta da un passante, un estraneo può trasmetterla più fedelmente di chi la conosce e la patisce.
Strano sapersi perduti ogni giorno e non dirsi mai addio.
A riempire una stanza basta una caffettiera sul fuoco.
L'infanzia smette ufficialmente quando si aggiunge il primo zero agli anni. Smette ma non succede niente, si sta dentro lo stesso corpo di marmocchio inceppato dalle altre estati, rimescolato dentro e fermo fuori.
Non mi fare viaggiare, non mi spostare, sono salita qua sopra per togliermi.
Se dobbiamo sfidare la sorte, tanto vale farlo con spavalderia, no?
Cosa è possibile aggiungere a una mente che è piena, specialmente una che è piena di se stessa?
Per vedere cosa c'è sotto il proprio naso occorre un grande sforzo.
Io ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell'arroganza dell'ingiustizia, colmo dell'arroganza dell'oppressione, si trasformerà in un'oasi di libertà e giustizia.
Ora sente il suo titolo pendergli addosso come la veste d'un gigante sul nano che l'ha rubata.
Gli uomini fuggono da chi dice sempre le stesse cose. Ma se uno le dice con sufficiente arroganza, da costui si lasciano dominare.
I posti cosí, dove la natura era stata eliminata e scambiata con uno stupido e grottesco progetto di autoesaltazione umana, a quelli come me procuravano tristezza e dolore.
E mi sono ritrovato davanti un cazzo di ranocchio ciccione che risponde agli ordini di uno che di moscio non ha solo la erre...
Gli indigeni che battono i tamburi per scacciare gli spiriti del male sono derisi dagli automobilisti che suonano il clacson agli ingorghi.
L'uomo sociale teme l'Altro e cerca di distruggerlo; ma che, paradossalmente, egli ha bisogno dell'Altro e, se necessario, lo crea, cosi da potersi confermare come buono invalidandolo come cattivo.