Si parla della propria infanzia quando non c'è più, quando non la si capisce più molto bene.- Eugène Ionesco
Si parla della propria infanzia quando non c'è più, quando non la si capisce più molto bene.
Anche i laici possono avere delle virtù, il fatto è che sono vicini alla divinità ma non lo sanno. Sono vicini in modo irrazionale.
Tutto è assurdo, e tutti sono assurdi, quando manca Dio.
Io sono un costruttore di letteratura che è sempre stato un cercatore di spiritualità.
Un medico coscienzioso deve morire con il malato se non possono guarire insieme.
Una fraternità fondata sulla metafisica è più sicura di una fraternità o di un cameratismo fondati sulla politica.
L'infanzia è una stagione fatata. La sola di tutta una vita che non finisce mai e t'accompagna sino all'ultimo respiro.
Nell'infanzia, il paradiso è in noi.
L'infanzia è una lunga carriera d'innocente spionaggio, di sorpresa di cose che non dovrebbero essere sapute.
L'infanzia è una anticipata e lunga agonia. Un lungo anelito. Un'aspirazione che sembra senza fine. Una attesa che non mostra di dover avere mai termine. L'infanzia è la disperata lotta per uscire dall'infanzia.
Inevitabilmente tutti i grandi uomini conservano qualcosa di infantile.
Non arrivavano in molti fino a trent'anni. La vecchiaia era un privilegio di alberi e pietre. L'infanzia durava quanto quella dei cuccioli di lupo. Bisognava sbrigarsi, fare in tempo a vivere prima che tramontasse il sole, prima che cadesse la neve.
Io penso che i nostri vizi più grandi prendano la loro piega fin dalla nostra più tenera infanzia.
La mia infanzia è stata un periodo di attesa del momento in cui potessi mandare al diavolo tutto e tutti di quel tempo.
La nostra conoscenza, se paragonata alla realtà, è primitiva e infantile. Eppure è il bene più grande di cui disponiamo.
Nella nostra infanzia c'è sempre un momento in cui una porta si apre e lascia entrare l'avvenire.