Si parla della propria infanzia quando non c'è più, quando non la si capisce più molto bene.- Eugène Ionesco
Si parla della propria infanzia quando non c'è più, quando non la si capisce più molto bene.
Io sono un costruttore di letteratura che è sempre stato un cercatore di spiritualità.
Una fraternità fondata sulla metafisica è più sicura di una fraternità o di un cameratismo fondati sulla politica.
Chi è più saggio? Colui che accetta tutto o colui che ha deciso di non accettare nulla? La rassegnazione è saggezza?
Il successo è la fortuna di essere frainteso da alcune persone influenti.
La matematica è nemica mortale della memoria - eccellente in altri campi - ma nefasta aritmeticamente parlando.
Ripensando alla mia infanzia, mi chiedo come sono riuscito a sopravvivere. Naturalmente è stata un'infanzia infelice, sennò non ci sarebbe gusto.
La Juventus è come una malattia che uno si trascina dall'infanzia. Alla lunga ci si rassegna.
L'infanzia è una malattia, un malanno da cui si guarisce crescendo.
I luoghi e gli amori dell'infanzia, ben presto dimenticati dal bambino, continuano ad ossessionare l'uomo maturo fino alla morte.
Inevitabilmente tutti i grandi uomini conservano qualcosa di infantile.
Se l'adulto rimpiange l'infanzia, è perché non la ricorda o perché la ricorda male.
Esiste sempre un momento nell'infanzia quando si aprono le porte e il futuro entra.
Quando l'infanzia muore, i suoi cadaveri vengono chiamati adulti ed entrano nella società, uno dei nomi più garbati dell'inferno. Per questo abbiamo paura dei bambini, anche se li amiamo: sono il metro del nostro sfacelo.
Ho avuto un'infanzia difficile, ma felice in Sudafrica, immersa nella natura a confronto con tante realtà politiche e sociali: questo ha forgiato il mio carattere.